Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali

Category: Articoli

Lo sviluppo di pensieri suicidi in adolescenza – Articolo del gruppo MUSA per Scientific Reports – Nature

Secondo uno studio del gruppo di ricerca MUSA (Mutamenti sociali, Valutazione e Metodi), i pensieri suicidi coinvolgono oggi circa la metà degli adolescenti italiani.

L’articolo The developmental process of suicidal ideation among adolescents: social and psychological impact from a nation-wide survey – appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports di Nature – indaga il meccanismo che porta allo sviluppo di tali pensieri.


Dall’indagine curata da Antonio Tintori, Loredana Cerbara e Giulia Ciancimino, IRPPS, con Maurizio Pompili, UniSapienza, e Gianni Corsetti, ISTAT, i disagi psicologici che alimentano i pensieri suicidi non costituiscono l’origine del problema, rintracciata, invece, in particolari dinamiche di interazione sociale e in specifiche caratteristiche socio-demografiche.

L’intervista di Antonio Tintori per Rai Radio1

L’approccio epistemologico interdisciplinare adottato ha, inoltre, permesso di mostrare come fattori solitamente ritenuti influenti, come la tolleranza all’uso dell’alcol e delle sostanze psicotrope in generale, siano di fatto solo secondari nella spiegazione del fenomeno.  

Leggi il comunicato CNR e l’articolo The developmental process of suicidal ideation among adolescents: social and psychological impact from a nation-wide survey .

Ne hanno parlato:

La Repubblica

AdnKronos
InSalute News
PanoramaSanità
Radio beckwith evangelica

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25 novembre – Seconda indagine nazionale sui centri per uomini autori di violenza (Cuav)

Irpps,con ill progetto Viva, ha pubblicato i risultati dell’indagine nazionale sui centri per uomini autori di violenza (Cuav). Il progetto Viva rappresenta un tassello importante nel cambiamento socio-culturale necessario per combattere la violenza di genere.

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Scholars at Risk

IRPPS aderisce con CNR a Scholars at Risks, una rete internazionale che promuove attività di protezione di studiosi in pericolo, advocacy e formazione per la libertà accademica. Un corso su “Linee guida per l’accoglienza di studiosi/e a rischio”, necessario per chi volesse partecipare attivamente alla rete, è previsto.

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Adolescenti e pornografia – Uno studio del gruppo MUSA

Sempre più pornografia per fruitori sempre più giovani. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista Societies, a cura di Loredana Cerbara, Giulia Ciancimino e Antonio Tintori, IRPPS, e Gianni Corsetti, ISTAT.
 
Oltre a mettere in luce l’aumento dell’uso della pornografia associato a una diminuzione dell’età dei suoi consumatori, la ricerca ha confermato i suoi riflessi sullo sviluppo dell’identità sociale e sessuale. Si tratta di impatti negativi sulle emozioni primarie, sull’autostima e sulla soddisfazione per il proprio corpo negli e nelle adolescenti. Ma lo studio rileva in particolare come l’esposizione precoce alla pornografia abbia effetti anche positivi, ma solo sulle ragazze.  
 
Nei ragazzi si produce infatti un rafforzamento degli stereotipi di genere nel contesto delle relazioni, l’adesione a ruoli di genere anche nell’ambito della sfera sessuale e un aumento della tolleranza verso comportamenti discriminatori, violenti e devianti. Diversamente, per le ragazze la pornografia rappresenta un’esperienza di emancipazione sessuale che, all’opposto dei maschi, supera i confini delle stereotipate gerarchizzazioni degli spazi sociali. Questa diversità è il frutto, secondo gli autori e le autrici, della socializzazione “binaria” ancora oggi preponderante, che riproduce di generazione in generazione stereotipi di genere inducendo a una passiva adesione a predefiniti ruoli sociali maschili e femminili.
 
I risultati di questa ricerca suggeriscono l’importanza e l’urgenza di un’educazione sessuale che venga offerta possibilmente in ambiente scolastico e con la mediazione di professionisti. Ciò, al fine di promuovere un approccio critico – e non solo passivo – in grado di superare il tabù del sesso e di andare oltre la pornografia mainstream, eterosessuale e mascolinizzata, che fornisce un’immagine omologata e irrealistica di corpi, prestazioni sessuali e relazioni sociali.
 
Lo studio è stato condotto con un approccio di ricerca psicosociale ed è tratto dai risultati dell’indagine nazionale Lo stato dell’adolescenza 2023, che ha coinvolto 4288 giovani studenti delle scuole superiori lungo tutta la penisola.
 
A livello internazionale, molti studi hanno indagato gli effetti negativi dell’esposizione precoce alla pornografia, ma i risultati sono spesso controversi, per via dell’utilizzo di tecniche di ricerca diverse e carenze sia metodologiche sia teoriche.

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Articolo sugli effetti percepiti a medio termine del lavoro forzato da casa

È stata pubblicata sulla rivista Frontiers in Public Health una ricerca condotta tra il personale del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) sugli effetti percepiti a medio termine del lavoro forzato da casa (Work from Home, WFH) su vita e professione: The medium-term perceived impact of work from home on life and work domains of knowledge workers during COVID-19 pandemic: A survey at the National Research Council of Italy.

Più del 95% dei 748 rispondenti riporta che almeno un ambito della vita personale è cambiato, percentuale che arriva al 97% per i cambiamenti percepiti in almeno un ambito della vita professionale. Si tratta di ricadute per lo più positive secondo i e le partecipanti.

L’obiettivo dello studio – condotto agli inizi del 2022 da ricercatrici e ricercatori di quattro Istituti del CNR in collaborazione con l’Università di Genova – è stato quello di valutare in che modo i lavoratori della conoscenza abbiano vissuto le modifiche alle proprie abitudini lavorative dopo 18 mesi dall’inizio delle misure restrittive legate alla pandemia. L’indagine si inserisce nel filone delle ricerche, avviate in tutto il mondo soprattutto durante i primi lockdown, sul benessere dei lavoratori.

Quanto smart è stato il lavoro da casa durante la pandemia?

La ricerca è stata svolta tramite un questionario somministrato on-line. Tra le altre cose, al personale CNR è stato chiesto di dare un punteggio da 1 (molto negativo) a 5 (molto positivo) all’impatto del lavorare da casa su diversi ambiti.

Rispetto alla vita personale, a trarre maggiore giovamento dal lavoro da casa sono stati la qualità delle relazioni interpersonali in famiglia e lo stile di vita in generale (comprese abitudini alimentari e stato di salute) con rispettivamente il 60% e il 58% di risposte “molto positivo” o “positivo”. Il lavoro da casa non sembra aver impattato invece su qualità del sonno e relazioni amicali (rispondono “nessuno” rispettivamente il 48% e il 55%). L’impatto negativo più frequente (20%) si registra invece in relazione allo stato psicologico. (I dettagli sulle risposte nella figura n.1)

Figura n.1: Le risposte relative all’impatto del lavoro da casa su cinque ambiti della vita personale.
Riportiamo le percentuali senza decimali per rendere più fruibile la lettura, la somma dei valori riportati non fa sempre 100% in virtù degli arrotondamenti.

A livello professionale, i e le rispondenti hanno tratto beneficio dal lavorare da casa in particolare rispetto alla flessibilità (organizzazione dello spazio di lavoro personale e spazio di lavoro personale e gestione dell’orario di lavoro), all’assunzione di iniziative e alla qualità del lavoro. Tre ambiti in cui le percezioni positive hanno prevalso sia su quelle negative che sulla mancanza di impatto.

Gli aspetti partecipativi e relazionali sono quelli in cui prevale la percezione di assenza di impatto. Allo stesso tempo, però, i rapporti con i colleghi e la partecipazione al contesto lavorativo sono quelli che sembrano aver risentito maggiormente della diversa condizione di lavoro e che hanno raccolto il maggior numero di risposte negative (27% e 25%, rispettivamente).

Figura n.2: Le risposte relative all’impatto del lavoro da casa su sette ambiti della vita professionale.
Riportiamo le percentuali senza decimali per rendere più fruibile la lettura, la somma dei valori riportati non fa sempre 100% in virtù degli arrotondamenti.

Questa percezione è stata influenzata da fattori personali e organizzativi. In particolare, il ridotto numero di giorni di lavoro in presenza e un più lungo tempo di percorrenza casa-lavoro sono associati a una percezione positiva dell’impatto del lavoro da casa sulla vita personale. Anche coloro che hanno ridotto il proprio stile di vita sedentario hanno valutato come positivo l’impatto del lavoro da casa su tutti gli ambiti della vita personale. Favoriscono, invece, una percezione negativa l’aver abbandonato i propri hobby e l’aver dovuto condividere la stanza adibita al lavoro con altri abitanti della casa.

Come sottolinea chi scrive l’articolo, i risultati ottenuti suggeriscono che misure per promuovere la salute fisica e mentale dei dipendenti, rafforzare l’inclusione e mantenere un senso di comunità sono necessarie per migliorare la salute dei lavoratori e prevenire l’isolamento percepito nelle attività di ricerca quando sia previsto il ricorso al lavoro da casa, specie laddove le politiche di conciliazione vita-lavoro siano carenti.

Leggi l’articolo completo.

A cura di Monia Torre con il contributo scientifico di Pierpaolo Mincarone.

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We must draw a different future!

Insights from the frontline antiviolence work during the pandemic in Italy

Pietro Demurtas e Caterina Peroni hanno pubblicato sull’Open Journal of Sociopolitical Studies “PArtecipazione e COnflitto” un articolo dal titolo “We must draw a different future! Insights from the front line antiviolence work during the pandemic in Italy

“In this article we analyze the effects of the Covid-19 pandemic on the Italian anti-violence
system, through the eyes of the pratictioners of anti-violence centers, who are historically at the forefront
in supporting women survivors of male violence. Their perspective is particularly relevant because, in Italy,
anti-violence centers hold a “borderline” position, which lies between the political role of transformation and
that of an actor of the private social provider of an ‘essential’ public service. On the basis of international
recommendations, our analysis distinguishes two main areas of intervention on which national policies have
been called to intervene: on one side, the protection of women victims of violence, and on the other their
empowerment. Analyzing either official statistics and data collected through an online survey addressed to
the practitioners of anti-violence centers during the lockdown, we highlight strengths and weaknesses of
the policy measures implemented in Italy from their situated perspective, with reference both to the
protection and the empowerment of survivors.”

L’articolo è pubblicato in modalità Open, liberamente fruibile e scaricabile

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Decrescita – La tempesta perfetta

Simone Alliva della rivista L’Espresso ha intervistato Corrado Bonifazi a proposto della crisi demografica che caratterizza il nostro Paese.

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Il paradossale rapporto tra sport, educazione e integrazione sociale

Un mito da sfatare

Antonio Tintori e Loredana Cerbara hanno pubblicato un articolo dal titolo “Il paradossale rapporto tra sport, educazione e integrazione sociale. Un mito da sfatare“, sul n. 4 della rivista Gnosis, Rivista italiana di Intelligence, Anno XXVIII.

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Stroncature …in diretta

Con Daniele Archibugi in diretta su Stroncature per parlare dei Consigli, trucchi e sortilegi per apprendisti studiosi insieme a Giulia Bonelli e Andrea Capocci.

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Sole 24Ore – Uomini violenti serve un lavoro di sistema per i trattamenti

Cresce l’attenzione sui trattamenti dedicati agli uomini maltrattanti, perché in assenza di un intervento, l’85% degli uomini maltrattanti torna a commettere violenze sulle donne. Intervento di Pietro Demurtas CNR-IRPPSProgetto VIVA sul Il Sole 24 ORE.

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