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Documento di posizionamento del CNR-IRPPS rispetto alle mobilitazioni su precariato e politiche di reclutamento

Il 26 ottobre 2026, su richiesta del personale precario dell’Istituto, l’IRPPS ha convocato un’assemblea straordinaria con tutto il personale e il Consiglio di Istituto. L’obiettivo è stato discutere con urgenza i rischi per la continuità della ricerca, a fronte dell’attuale situazione relativa a precariato e limitazioni al reclutamento poste dall’Ente, e valutare le iniziative da intraprendere.

Di seguito si riporta il documento approvato, indirizzato ai vertici dell’Ente e al Ministero dell’Università e della Ricerca, a sostegno della mobilitazione interna all’Ente.

Il personale CNR-IRPPS e il Consiglio di Istituto esprimono all’unanimità la propria forte preoccupazione per le conseguenze che le recenti delibere del Consiglio di Amministrazione avranno sul personale precario, di ricerca e amministrativo, e sul futuro della ricerca dell’Istituto e dell’Ente.

In questo momento, nel CNR-IRPPS sono in attività 18 persone con diverse tipologie contrattuali non stabili (tempi determinati, incarichi di collaborazione, assegni di ricerca e contratti di ricerca), la gran parte delle quali scadrà tra la fine di novembre 2026 e i primi mesi del 2027.

Benché il lavoro del personale precario contribuisca in maniera essenziale alla vita scientifica dell’Istituto e dell’Ente, molti limiti ostacolano la possibilità di dare continuità ai contratti e, di conseguenza, al lavoro che portano avanti.

In particolare, la delibera n. 159/2026 ha introdotto il limite di 30 mesi alla durata cumulativa dei contratti a tempo determinato. La misura si applica al momento ai progetti finanziati tramite PN-RIC, in cui l’Istituto è fortemente coinvolto, e che dovrebbe garantire la continuità delle infrastrutture di ricerca finanziate tramite PNRR. Essa crea un pericoloso precedente, come mostrano i casi di blocco del rinnovo di contratti non solo legati a progettualità PN-RIC già avvenuti in altri istituti CNR.
A questo, si sommano il mancato scorrimento della lista “comma 1” dall’art. 20 del dlgs 75/2017 (cosiddetta legge Madia) e la mancata apertura della procedura di stabilizzazione prevista dall’art. 20, comma 2, della stessa legge.

Per mantenere all’interno dell’Istituto e del CNR le competenze maturate, le uniche strade sono ora i contratti e gli incarichi di ricerca. Due inquadramenti che risultano spesso inapplicabili (per i costi che comportano o per i vincoli di requisiti) e che rappresentano un declassamento sostanziale di posizione e diritti. Più che una soluzione, si configurano come un modo per escludere definitivamente il precariato di lunga data.

In assenza di una regolare programmazione del reclutamento, tutto questo determina le condizioni per l’imminente espulsione definitiva di centinaia di lavoratrici e lavoratori, impiegati da anni nelle attività di ricerca dell’Ente. Inoltre, la limitazione a 30 mesi, in assenza di qualsiasi prospettiva di assunzione, anche solo programmabile, riduce l’attrattività dell’Ente per le nuove generazioni di ricercatrici e ricercatori e ne compromette la capacità di mantenere i più elevati standard di qualità scientifica. Va sottolineato che, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori precari, l’Ente perderà anche le competenze e le esperienze maturate sul campo nel corso degli anni, subendo al contempo il depauperamento di intere linee di ricerca. Si rischia di perdere un patrimonio umano e scientifico costruito nel corso degli anni grazie all’impegno del personale di ruolo e all’acquisizione di risorse provenienti da finanziamenti competitivi, all’interno di linee di ricerca consolidate e di frontiera che contribuiscono ogni giorno all’avanzamento scientifico della comunità nazionale e internazionale.

A fronte del progressivo definanziamento pubblico del comparto della ricerca negli ultimi anni, il CNR si regge per circa metà del proprio bilancio su progetti finanziati attraverso bandi competitivi. Su un budget complessivo di 1,354 miliardi di euro, oltre 650 milioni provengono dalla capacità di attrarre finanziamenti esterni. Tali progetti sono ideati e portati avanti con il contributo di lavoratrici e lavoratori precari, che costituiscono quindi una risorsa preziosa anche per il sostentamento finanziario dell’Ente. La progettazione e la costruzione di reti di ricerca nazionali ed europee richiedono tempo, continuità e stabilità, condizioni che l’incertezza lavorativa e l’intermittenza dei contratti a termine non possono garantire.

Il protrarsi di questa situazione rischia di compromettere non soltanto la continuità delle attività di ricerca, ma anche la stessa capacità del CNR di attrarre finanziamenti competitivi. Se il personale strutturato non ha la garanzia di poter disporre delle risorse umane necessarie per realizzare i progetti finanziati, infatti, potrebbe essere sempre meno incentivato a investire tempo ed energie nella partecipazione ai bandi.

L’attuale situazione della ricerca in Italia getta un’ombra non solo sul futuro di ricercatrici e ricercatori in quanto lavoratori, ma su quello dell’intero Paese: lo stato della ricerca pubblica è un indicatore della salute della democrazia e della sostenibilità sociale, economica, tecnologica e ambientale. Il disinvestimento sistematico in questo settore, a fronte di un crescente finanziamento della spesa militare in un contesto di tensione internazionale, delinea traiettorie di sviluppo estremamente preoccupanti.

L’IRPPS aderisce pertanto alle iniziative e alle mobilitazioni promosse dal movimento Precari Uniti e dalle organizzazioni sindacali e chiede con forza al CdA, alla Presidenza e al MUR di intervenire con urgenza per:

  • annullare l’articolo 10 della delibera n. 159/2026, garantendo continuità alle attività di ricerca e riconoscendo il valore delle competenze e delle professionalità già presenti nell’Ente;
  • scorrere la lista approvata nell’ambito della procedura di stabilizzazione svolta ai sensi del comma 1 dell’art. 20 della legge Madia [deliberazione n. 49/2026 – Verb. 533];
  • applicare il comma 2 dell’art. 20 della legge Madia;
  • riconsiderare le modalità di inquadramento post-dottorali che prevedano anche percorsi di tenure track;
  • definire un piano di reclutamento ordinario pluriennale attraverso incrementi adeguati del FOE;
  • avviare un confronto stabile con i vertici del Cnr e il Ministero dell’Università e della Ricerca, sul futuro del CNR, degli Enti Pubblici di Ricerca e della ricerca pubblica in generale.

Quella di IRPPS non è un’iniziativa isolata, la comunità scientifica del CNR ha espresso ampiamente preoccupazione per i rischi che le politiche attuate rispetto al reclutamento del personale comportano per la ricerca scientifica italiana.

Qui è possibile leggere le lettere inviate al presidente del CNR, Andrea Lenzi, e al Consiglio di amministrazione, a firma di:

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Rapporto CNEL 2024 – Demografia e Forza Lavoro

Nel “Rapporto CNEL 2024 – Demografia e Forza Lavoro“, Corrado Bonifazi e Angela Paparusso analizzano il crescente impatto dell’immigrazione sulla demografia e sull’economia italiana, evidenziando come i flussi migratori siano essenziali per sostenere il mercato del lavoro del Paese.

Con una popolazione in costante invecchiamento e una forza lavoro in calo, l’immigrazione emerge come un fattore fondamentale per il rinnovamento demografico e il rafforzamento del sistema produttivo.

Bonifazi e Paparusso propongono politiche migratorie più efficaci e strategie di integrazione che possano rafforzare il contributo positivo degli immigrati, favorendo una maggiore coesione sociale e una gestione più sostenibile delle risorse umane.

Per saperne di più, è possibile consultare il Rapporto completo e leggere la notizia sul sito CNEL.

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Lo sviluppo di pensieri suicidi in adolescenza – Articolo del gruppo MUSA per Scientific Reports – Nature

Secondo uno studio del gruppo di ricerca MUSA (Mutamenti sociali, Valutazione e Metodi), i pensieri suicidi coinvolgono oggi circa la metà degli adolescenti italiani.

L’articolo The developmental process of suicidal ideation among adolescents: social and psychological impact from a nation-wide survey – appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports di Nature – indaga il meccanismo che porta allo sviluppo di tali pensieri.


Dall’indagine curata da Antonio Tintori, Loredana Cerbara e Giulia Ciancimino, IRPPS, con Maurizio Pompili, UniSapienza, e Gianni Corsetti, ISTAT, i disagi psicologici che alimentano i pensieri suicidi non costituiscono l’origine del problema, rintracciata, invece, in particolari dinamiche di interazione sociale e in specifiche caratteristiche socio-demografiche.

L’intervista di Antonio Tintori per Rai Radio1

L’approccio epistemologico interdisciplinare adottato ha, inoltre, permesso di mostrare come fattori solitamente ritenuti influenti, come la tolleranza all’uso dell’alcol e delle sostanze psicotrope in generale, siano di fatto solo secondari nella spiegazione del fenomeno.  

Leggi il comunicato CNR e l’articolo The developmental process of suicidal ideation among adolescents: social and psychological impact from a nation-wide survey .

Ne hanno parlato:

La Repubblica

AdnKronos
InSalute News
PanoramaSanità
Radio beckwith evangelica

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25 novembre – Seconda indagine nazionale sui centri per uomini autori di violenza (Cuav)

Irpps,con ill progetto Viva, ha pubblicato i risultati dell’indagine nazionale sui centri per uomini autori di violenza (Cuav). Il progetto Viva rappresenta un tassello importante nel cambiamento socio-culturale necessario per combattere la violenza di genere.

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Scholars at Risk

IRPPS aderisce con CNR a Scholars at Risks, una rete internazionale che promuove attività di protezione di studiosi in pericolo, advocacy e formazione per la libertà accademica. Un corso su “Linee guida per l’accoglienza di studiosi/e a rischio”, necessario per chi volesse partecipare attivamente alla rete, è previsto.

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Adolescenti e pornografia – Uno studio del gruppo MUSA

Sempre più pornografia per fruitori sempre più giovani. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista Societies, a cura di Loredana Cerbara, Giulia Ciancimino e Antonio Tintori, IRPPS, e Gianni Corsetti, ISTAT.
 
Oltre a mettere in luce l’aumento dell’uso della pornografia associato a una diminuzione dell’età dei suoi consumatori, la ricerca ha confermato i suoi riflessi sullo sviluppo dell’identità sociale e sessuale. Si tratta di impatti negativi sulle emozioni primarie, sull’autostima e sulla soddisfazione per il proprio corpo negli e nelle adolescenti. Ma lo studio rileva in particolare come l’esposizione precoce alla pornografia abbia effetti anche positivi, ma solo sulle ragazze.  
 
Nei ragazzi si produce infatti un rafforzamento degli stereotipi di genere nel contesto delle relazioni, l’adesione a ruoli di genere anche nell’ambito della sfera sessuale e un aumento della tolleranza verso comportamenti discriminatori, violenti e devianti. Diversamente, per le ragazze la pornografia rappresenta un’esperienza di emancipazione sessuale che, all’opposto dei maschi, supera i confini delle stereotipate gerarchizzazioni degli spazi sociali. Questa diversità è il frutto, secondo gli autori e le autrici, della socializzazione “binaria” ancora oggi preponderante, che riproduce di generazione in generazione stereotipi di genere inducendo a una passiva adesione a predefiniti ruoli sociali maschili e femminili.
 
I risultati di questa ricerca suggeriscono l’importanza e l’urgenza di un’educazione sessuale che venga offerta possibilmente in ambiente scolastico e con la mediazione di professionisti. Ciò, al fine di promuovere un approccio critico – e non solo passivo – in grado di superare il tabù del sesso e di andare oltre la pornografia mainstream, eterosessuale e mascolinizzata, che fornisce un’immagine omologata e irrealistica di corpi, prestazioni sessuali e relazioni sociali.
 
Lo studio è stato condotto con un approccio di ricerca psicosociale ed è tratto dai risultati dell’indagine nazionale Lo stato dell’adolescenza 2023, che ha coinvolto 4288 giovani studenti delle scuole superiori lungo tutta la penisola.
 
A livello internazionale, molti studi hanno indagato gli effetti negativi dell’esposizione precoce alla pornografia, ma i risultati sono spesso controversi, per via dell’utilizzo di tecniche di ricerca diverse e carenze sia metodologiche sia teoriche.

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Articolo sugli effetti percepiti a medio termine del lavoro forzato da casa

È stata pubblicata sulla rivista Frontiers in Public Health una ricerca condotta tra il personale del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) sugli effetti percepiti a medio termine del lavoro forzato da casa (Work from Home, WFH) su vita e professione: The medium-term perceived impact of work from home on life and work domains of knowledge workers during COVID-19 pandemic: A survey at the National Research Council of Italy.

Più del 95% dei 748 rispondenti riporta che almeno un ambito della vita personale è cambiato, percentuale che arriva al 97% per i cambiamenti percepiti in almeno un ambito della vita professionale. Si tratta di ricadute per lo più positive secondo i e le partecipanti.

L’obiettivo dello studio – condotto agli inizi del 2022 da ricercatrici e ricercatori di quattro Istituti del CNR in collaborazione con l’Università di Genova – è stato quello di valutare in che modo i lavoratori della conoscenza abbiano vissuto le modifiche alle proprie abitudini lavorative dopo 18 mesi dall’inizio delle misure restrittive legate alla pandemia. L’indagine si inserisce nel filone delle ricerche, avviate in tutto il mondo soprattutto durante i primi lockdown, sul benessere dei lavoratori.

Quanto smart è stato il lavoro da casa durante la pandemia?

La ricerca è stata svolta tramite un questionario somministrato on-line. Tra le altre cose, al personale CNR è stato chiesto di dare un punteggio da 1 (molto negativo) a 5 (molto positivo) all’impatto del lavorare da casa su diversi ambiti.

Rispetto alla vita personale, a trarre maggiore giovamento dal lavoro da casa sono stati la qualità delle relazioni interpersonali in famiglia e lo stile di vita in generale (comprese abitudini alimentari e stato di salute) con rispettivamente il 60% e il 58% di risposte “molto positivo” o “positivo”. Il lavoro da casa non sembra aver impattato invece su qualità del sonno e relazioni amicali (rispondono “nessuno” rispettivamente il 48% e il 55%). L’impatto negativo più frequente (20%) si registra invece in relazione allo stato psicologico. (I dettagli sulle risposte nella figura n.1)

Figura n.1: Le risposte relative all’impatto del lavoro da casa su cinque ambiti della vita personale.
Riportiamo le percentuali senza decimali per rendere più fruibile la lettura, la somma dei valori riportati non fa sempre 100% in virtù degli arrotondamenti.

A livello professionale, i e le rispondenti hanno tratto beneficio dal lavorare da casa in particolare rispetto alla flessibilità (organizzazione dello spazio di lavoro personale e spazio di lavoro personale e gestione dell’orario di lavoro), all’assunzione di iniziative e alla qualità del lavoro. Tre ambiti in cui le percezioni positive hanno prevalso sia su quelle negative che sulla mancanza di impatto.

Gli aspetti partecipativi e relazionali sono quelli in cui prevale la percezione di assenza di impatto. Allo stesso tempo, però, i rapporti con i colleghi e la partecipazione al contesto lavorativo sono quelli che sembrano aver risentito maggiormente della diversa condizione di lavoro e che hanno raccolto il maggior numero di risposte negative (27% e 25%, rispettivamente).

Figura n.2: Le risposte relative all’impatto del lavoro da casa su sette ambiti della vita professionale.
Riportiamo le percentuali senza decimali per rendere più fruibile la lettura, la somma dei valori riportati non fa sempre 100% in virtù degli arrotondamenti.

Questa percezione è stata influenzata da fattori personali e organizzativi. In particolare, il ridotto numero di giorni di lavoro in presenza e un più lungo tempo di percorrenza casa-lavoro sono associati a una percezione positiva dell’impatto del lavoro da casa sulla vita personale. Anche coloro che hanno ridotto il proprio stile di vita sedentario hanno valutato come positivo l’impatto del lavoro da casa su tutti gli ambiti della vita personale. Favoriscono, invece, una percezione negativa l’aver abbandonato i propri hobby e l’aver dovuto condividere la stanza adibita al lavoro con altri abitanti della casa.

Come sottolinea chi scrive l’articolo, i risultati ottenuti suggeriscono che misure per promuovere la salute fisica e mentale dei dipendenti, rafforzare l’inclusione e mantenere un senso di comunità sono necessarie per migliorare la salute dei lavoratori e prevenire l’isolamento percepito nelle attività di ricerca quando sia previsto il ricorso al lavoro da casa, specie laddove le politiche di conciliazione vita-lavoro siano carenti.

Leggi l’articolo completo.

A cura di Monia Torre con il contributo scientifico di Pierpaolo Mincarone.

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Presentazione standard1

We must draw a different future!

Insights from the frontline antiviolence work during the pandemic in Italy

Pietro Demurtas e Caterina Peroni hanno pubblicato sull’Open Journal of Sociopolitical Studies “PArtecipazione e COnflitto” un articolo dal titolo “We must draw a different future! Insights from the front line antiviolence work during the pandemic in Italy“

“In this article we analyze the effects of the Covid-19 pandemic on the Italian anti-violence
system, through the eyes of the pratictioners of anti-violence centers, who are historically at the forefront
in supporting women survivors of male violence. Their perspective is particularly relevant because, in Italy,
anti-violence centers hold a “borderline” position, which lies between the political role of transformation and
that of an actor of the private social provider of an ‘essential’ public service. On the basis of international
recommendations, our analysis distinguishes two main areas of intervention on which national policies have
been called to intervene: on one side, the protection of women victims of violence, and on the other their
empowerment. Analyzing either official statistics and data collected through an online survey addressed to
the practitioners of anti-violence centers during the lockdown, we highlight strengths and weaknesses of
the policy measures implemented in Italy from their situated perspective, with reference both to the
protection and the empowerment of survivors.”

L’articolo è pubblicato in modalità Open, liberamente fruibile e scaricabile

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Decrescita – La tempesta perfetta

Simone Alliva della rivista L’Espresso ha intervistato Corrado Bonifazi a proposto della crisi demografica che caratterizza il nostro Paese.

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GNOSIS

Il paradossale rapporto tra sport, educazione e integrazione sociale

Un mito da sfatare

Antonio Tintori e Loredana Cerbara hanno pubblicato un articolo dal titolo “Il paradossale rapporto tra sport, educazione e integrazione sociale. Un mito da sfatare“, sul n. 4 della rivista Gnosis, Rivista italiana di Intelligence, Anno XXVIII.

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