MOBI (Mobilità, Confini e Inclusione)

MOBI - Mobilità, Confini e Inclusione

Parole chiave: mobilità, immobilità, migrazioni, transnazionalismo, confini, temporalità e memoria, politiche di migrazione e accoglienza

Il progetto MOBI (MObility, Borders and Inclusion) mira a promuovere l’avanzamento delle conoscenze sulle migrazioni contemporanee in Italia e in altri contesti internazionali attraverso una prospettiva transnazionale.  Fulcro dell’attività di ricerca è la realizzazione di studi qualitativi volti ad approfondire, nella loro duplice dimensione locale e globale, i nessi tra mobilità, immobilità e confini, intesi non solo come linee geografiche, ma anche come spazi di interazione e processi di confinamento.

L’obiettivo principale del progetto è sviluppare una comprensione delle migrazioni e delle loro trasformazioni nel tempo, adottando una prospettiva diacronica e un approccio interdisciplinare che pone in dialogo le discipline etno-antropologiche con i contributi degli studi demografici, geografici, sociologici ed economici. Un ruolo importante è attribuito allo studio delle interazioni tra migranti, istituzioni e territori, con particolare riguardo al ruolo degli enti locali, delle organizzazioni del terzo settore e degli altri attori coinvolti nella governance delle migrazioni.

Nell’ambito di questo programma di ricerca, particolare attenzione è rivolta al rafforzamento delle reti scientifiche internazionali e alla promozione di collaborazioni con studiosi e istituzioni dei Paesi di origine delle migrazioni.

In questo quadro si inscrivono ad oggi le seguenti attività:

Studio qualitativo delle migrazioni africane

Studio qualitativo delle migrazioni africane attraverso un approccio multi-situato, con particolare riferimento alla migrazione senegalese in alcune aree di provenienza (Dakar, Thiès e la Petite Côte) e in Italia. La ricerca etnografica sul fenomeno delle “migrazioni in piroga” verso le Isole Canarie e sul ruolo delle città nei processi di mobilità interna ed internazionale si sviluppa lungo una serie di assi analitici tra loro interconnessi: le culture della migrazione e la ricostruzione delle traiettorie di (im)mobilità; le motivazioni, le aspirazioni e gli immaginari migratori, sia individuali sia collettivi; il nesso tra migrazione, sviluppo e forme di associazionismo; le interazioni tra pratiche turistiche e dinamiche migratorie; i processi di costruzione identitaria e le forme transnazionali di appartenenza, rispetto alla dimensione di genere, i legami intergenerazionali e le modalità di organizzazione familiari e collettive.

Studio socio-antropologico sui processi di (im)mobilità intraurbana

Studio socio-antropologico sui processi di (im)mobilità residenziale intraurbana e sulle pratiche di insediamento delle collettività migranti in Italia in una prospettiva transnazionale. Lo studio adotta gli strumenti della ricerca etnografica per comprendere le motivazioni e le molteplici pratiche che informano le scelte di mobilità dei migranti e le loro modalità di abitare i contesti urbani. Attraverso l’osservazione partecipante e la raccolta di storie di vita mediante interviste in profondità, la ricerca approfondisce una serie di temi tra loro interconnessi: il rapporto tra i legami transnazionali e la mobilità intraurbana; le infrastrutture urbane della (im)mobilità, il ruolo delle reti familiari, affettive ed etniche nei meccanismi di solidarietà collettiva e di quartiere; le forme e le pratiche dell’abitare; le condizioni abitative; la dimensione intergenerazionale nelle traiettorie professionali e nelle scelte residenziali.

L’originalità di questa prospettiva risiede nell’applicazione di un approccio socio-antropologico a un tema, quello della mobilità residenziale intraurbana, prevalentemente analizzato attraverso metodologie quantitative. Integrando gli apporti degli studi sociodemografici con quelli dell’analisi etnografica, la ricerca mira a sviluppare una comprensione più olistica e approfondita delle dinamiche di mobilità, dei processi di insediamento e delle sfide che caratterizzano i processi di inserimento dei migranti e delle loro famiglie nei contesti urbani.

Studio storico-etnografico sul sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati in Italia

Studio storico-etnografico e comparativo sul sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati nell’Italia nord-orientale, con particolare attenzione alle aree di confine italo-austrica e italo-slovena, intese sia come spazi fisici sia come sfere sociali. Attraverso una metodologia qualitativa e attività di ricerca d’archivio – comprendenti testimonianze orali, articoli di stampa e documentazione fotografica – lo studio analizza le politiche e le pratiche di accoglienza connesse ai recenti fenomeni migratori lungo la cosiddetta “rotta balcanica” e agli effetti del conflitto russo-ucraino.

La ricerca esplora l’intreccio tra processi di (im)mobilità e pratiche di inclusione, esclusione e differenziazione nei contesti frontiera adottando una prospettiva storica e comparativa. Particolare attenzione è rivolta a temi quali: la stratificazione temporale delle (im)mobilità; i processi di memoria e incorporazione delle migrazioni nel tessuto sociale; il rapporto tra (im)mobilità umana e processi di bordering. L’analisi considera tali dinamiche dal punto di vista dei migranti, dei decisori politici, degli operatori del Terzo settore e delle popolazioni locali, al fine di comprendere come i confini vengano quotidianamente prodotti, negoziati e trasformati.

La principale originalità del progetto consiste nell’elaborazione di nuove prospettive di riflessione e nella promozione di un’integrazione tra differenti approcci disciplinari nello studio delle migrazioni, attraverso l’adozione di una prospettiva processuale e di lungo periodo dei fenomeni di mobilità e immobilità.

Tale impostazione intende favorire la produzione di conoscenze scientifiche in grado di contribuire all’avanzamento del dibattito accademico e pubblico legato all’elaborazione di politiche migratorie informate e inclusive. Attraverso l’analisi delle motivazioni, delle pratiche e delle esperienze quotidiane dei soggetti coinvolti nei percorsi migratori, nonché delle reti sociali, economiche, affettive e immaginarie che collegano luoghi di partenza, transito e destinazione, il progetto si propone di restituire la complessità dei processi di mobilità umana, mettendone in luce continuità, trasformazioni e molteplici interconnessioni.

Pubblicazioni

DEGLI UBERTI, S., DIOP, L.E.N. & SALL, M. (2026). Trajectories of migration aspirations through urban and temporal lenses: rethinking (im)mobility decision-making in Dakar, Senegal, Comparative Migration Studies, 14, 21. https://doi.org/10.1186/s40878-026-00537-4

PELLICCIA, A., & DEGLI UBERTI, S. (2026). Staying to move: an ethnography of intra-urban residential (im)mobility in Rome’s Banglatown, Housing Studies, 1–24, vol. 42. https://doi.org/10.1080/02673037.2026.2672380

PELLICCIA, A., DEGLI UBERTI, S., & MASI, G. M. (2026). Toward a socio-anthropology of intra-urban residential (im)mobilities. The case of Filipino migrants in Italy, Mobilities, 1–18. https://doi.org/10.1080/17450101.2026.2619599

DEGLI UBERTI S., ALTIN R. (2024). “Historical Layers of Refugee Reception in Border Areas of Italy. Crossroads of Transit and Temporalities of (Im)mobility”, Journal of International Migration and Integration, 25(1), pp. 1133–1152. https://doi.org/10.1007/s12134-024-01125-0

DEGLI UBERTI S., ALTIN R. (2022). “Editorial: Entangled Temporalities of Migration in the Western Balkans. Ethnographic Perspectives on (Im)-mobilities and Reception Governance”, Journal of Balkan and Near Eastern Studies, 24 (3), pp.429-438 https://doi.org/10.1080/19448953.2021.2015655

ALTIN R., DEGLI UBERTI S. (2022). “Placed in Time. Migration Policies and Temporalities of (Im)Mobility Across the Eastern European Borders”, Journal of Balkan and Near Eastern Studies, 24 (3), pp.439-459. https://doi.org/10.1080/19448 953.2021.2015662

DEGLI UBERTI S. (2021). “Unveiling Informality through Im/mobility. Conceptual Analysis of Asylum Seekers and Refugees at the Margins of the Reception system in Italy”, Journal of Modern Italian Studies, 26 (5), pp. 528-551 https://doi.org/10.1080/1354571X.2021.1953777

DEGLI UBERTI S. (2019). ‘Migrare restando a casa’. Pratiche di Mobilità e Immaginari migratori in Senegal, in B. Riccio (eds.), Mobilità. Incursioni etnografiche, Milano: Mondadori, pp.23-63

DEGLI UBERTI S., RICCIO B. (2017). “Imagining greener pastures? Shifting perceptions of Europe and mobility within contemporary Senegal.  A diachronic grounded perspective”, Journal of Ethnography and Qualitative Research, 3, pp. 339-362 https://www.rivisteweb.it/doi/10.3240/88710

DEGLI UBERTI S., DE LOMBAERDE P., NITA S., LEGOVINI E. (2015). “Analyzing Intra-regional Migration in Sub-Saharan Africa. Statistical Data Constraints and the role for Regional Organizations”, Regions and Cohesion, 5 (2), pp. 77-113 https://doi.org/10.3167/reco.2015.050204

KINGAH S., DEGLI UBERTI S. (2015). “Has South Africa the Spine for Global Leadership?”, in S. Kingah and C. Quiliconi, Global and Regional Leadership of Brics Countries, Springer Press, pp. 209-224 https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-3-319-22972-0_12

DEGLI UBERTI S. (2014). “Culture delle Migrazioni”, in B. Riccio, Antropologia e Migrazioni, CISU, pp. 21-33 https://www.cisu.it/prodotto/antropologia-e-migrazioni/

DEGLI UBERTI S. (2011). “Turismo e immaginari migratori. Esperienze dell’Altrove nel Senegal urbano”, Archivio Antropologico Mediterraneo, 13 (1), pp. 67-83. https://doi.org/10.7432/AAM130107

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L’apprendimento permanente degli adulti

Esperienze e pratiche

Anna Milione e Tiziana Tesauro hanno curato il volume pubblicato nella collana Teoria e ricerca sociale edito da Edizioni Altravista dal titolo “L’apprendimento permanente degli adulti, Esperienze e pratiche”

Continuare ad apprendere

Secondo i risultati Piaac – il Programma OCSE per la valutazione delle competenze della popolazione adulta – in Italia il 27,9% della popolazione tra i 16 e i 65 anni manca delle competenze cosiddette di literacy, che permettono di leggere agevolmente un testo su temi familiari e individuarne informazioni specifiche. Lo stesso Programma mostra come, nel nostro Paese, meno di una persona adulta su quattro partecipi ad attività formative – il 24% a fronte della media OCSE del 52% – e si tratti quasi sempre di una popolazione già occupata che intraprende tali percorsi per migliorare la propria posizione professionale.

È importante guardare questi dati alla luce delle riflessioni che negli ultimi anni hanno riguardato i concetti di competenza e alle evoluzioni normative – europee e nazionali – che hanno sottolineato l’importanza dell’apprendimento permanente come strumento per la promozione dello sviluppo personale, dell’inclusione sociale e della cittadinanza attiva.

Ma come si traduce in pratica il discorso sull’apprendimento permanente e quali condizioni infrastrutturali favoriscono l’emergenza di tali pratiche?

Parte dall’esigenza di rispondere a queste domande la proposta de “L’apprendimento permanente degli adulti. Esperienze e pratiche” – volume curato da Anna Milione e Tiziana Tesauro, ed edito Altravista.

Dopo una ricognizione della cornice legislativa europea e del quadro teorico sull’apprendimento permanente e sviluppo umano, le ricercatrici IRPPS propongono sei esperienze legate a diversi campi di attività – l’istruzione per adulti, la formazione professionale continua, la formazione universitaria e l’istruzione digitale scolastica e universitaria – di cui descrivono “le interazioni tra persone, oggetti, tecnologie, artefatti e infrastrutture”.

Data l’ampiezza dei punti di vista e delle esperienze riportate, il volume può essere un valido strumento in diversi campi disciplinari e organizzativi.

Formazione professionale continua

Le esperienze di formazione non convenzionale rivolte a professionisti possono mirare a obiettivi diversi.

Barbara Pentimalli racconta degli incontri formativi che hanno coinvolto i middle manager della sanità, svolti con la mediazione di un tutor e attraverso gli strumenti sociologici della ricerca-azione, e  volti a sviluppare competenze per comprendere e innescare cambiamenti nel proprio contesto di lavoro.

Riguarda l’esperienza con professionisti della cura in senso più ampio (personale medico, infermieristico e socio-assistenziale) il capitolo di Tiziana Tesauro, che descrive l’uso della pratica teatrale finalizzato a sviluppare processi di riflessività: i soggetti che agiscono come se si trovassero realmente in una determinata situazione sviluppano competenze che possono poi trasferire nella pratica.

Formazione universitaria

Il background teorico che lega teatro ed educazione viene sviluppato nel capito di Francesco Cappa, in cui si ripercorre la pratica, nata in contesto accademico, del laboratorio teatrale a orientamento pedagogico e i suoi intrecci con l’approccio alla metodologia della formazione e dell’educazione degli adulti.

Istruzione per adulti

Lo studio di caso presentato da Anna Milione sulla rete territoriale del CPIA (Centro per l’istruzione degli adulti) di Salerno documenta la crescita della domanda di istruzione dell’utenza con background migratorio e approfondisce le risposte istituzionali – spesso fragili – messe in campo per rispondere a queste esigenze.

Digital education

I capitoli di Paolo Landri e Marialuisa Villani indagano lo scenario educativo del 2020 che, in seguito all’emergenza pandemica da Covid 19, è caratterizzato dall’incremento di attività di distance learning sia nei contesti scolastici e universitari sia in quelli lavorativi. Nonostante la pandemia abbia prodotto un’accelerazione del digitale nel campo educativo, è difficile prevedere quali saranno gli effetti sulla morfologia delle organizzazioni educative.

A cura di Monia Torre con il contributo scientifico di Anna Milione.

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Nella società contemporanea l’apprendimento permanente ha assunto una funzione cruciale nella costruzione delle biografie individuali, non solo per l’aggiornamento e la riqualificazione professionale, ma anche per promuovere lo sviluppo personale, l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva. L’estensione delle modalità di apprendimento dai contesti formali a quelli non formali, la definizione delle competenze chiave, la complessificazione del concetto di alfabetizzazione prefigura una pluralità di attori, luoghi e contesti educativi.
Ma come si traduce in pratica il discorso sull’apprendimento permanente? Attraverso quali esperienze? In che misura queste esperienze? In che misura queste esperienze possono essere trasferibili? Quali sono le condizioni infrastrutturali che favoriscono lo sviluppo di pratiche di apprendimento permanente?

Il volume prova a dare delle risposte a queste domande documentando alcune esperienze pratiche in contesti diversi (scolastici, universitari, sociali e sanitari)”

Hanno contribuito al volume: Anna Milione, Barbara Pentimalli, Tiziana Tesauro, Francesco Cappa, Paolo Landri e Marialuisa Villani

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