Donne e transizione energetica, il gap prende forma sui banchi universitari
La nota stampa del Consiglio nazionale delle ricerche sui risultati dello studio Bridging the gender gap in the energy transition: addressing unmet aspirations and repellent effect in education and early career pathways in Italy, Germany and UK, a cui hanno collaborato Lucio Pisacane, Cloe Mirenda e Maria Camilla Fraudatario del gruppo di ricerca JUST:
La transizione energetica passa anche per una riduzione del divario di genere nelle discipline STEM. È quanto evidenzia uno studio internazionale guidato dall’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Irpps) di Roma, che ha focalizzato le disuguaglianze nei percorsi formativi e professionali legati all’energia. La ricerca, pubblicata su Humanities & Social Sciences Communications (Springer Nature), si è svolta in collaborazione con la Jagiellonian University di Cracovia, l’Imperial College London e il Fraunhofer IAO-CeRRI di Berlino.
Il lavoro ha indagato le ragioni e i “bias” per cui questo settore risulta poco attrattivo o accogliente tra la popolazione femminile, andando oltre il semplice dato numerico sulla presenza femminile nelle discipline STEM. Attraverso nove focus group condotti tra il 2024 e il 2025, di cui sei con studenti e studentesse e tre con docenti degli atenei coinvolti, l’analisi ha portato alla luce due dinamiche interconnesse. La prima è definita aspirazione disattesa, “unmet aspiration”: a generarla è la distanza tra le aspettative di studentesse e studenti, alla ricerca di percorsi incisivi sulle sfide socio-ambientali, e un’offerta formativa percepita come iper-tecnica, poco comunicata e “cieca” rispetto al genere. La seconda dinamica è l’effetto repulsivo, “repelling effect”: un insieme di stereotipi culturali, pratiche disciplinari e professionali e climi organizzativi poco inclusivi che scoraggiano le donne dall’accedere e restare nel settore.
A sostegno di questo studio, il report “She Figures” del 2025 mostra i dati sul divario. Tra i dottorandi di ricerca nelle discipline STEM nell’Unione Europea le donne sono appena il 22% nel percorso di Informatica e ICT e meno del 40% in Ingegneria, Manifattura e Costruzioni. Solo per i dottorati in Salute e Benessere le donne costituiscono invece il 59%. Nelle professioni del settore energetico, i dati IRENA (International Renewable Energy Agency) del 2024 non sono piú confortanti: per il settore delle rinnovabili le donne che lavorano a tempo indeterminato sono il 32%, mentre nell’industria tradizionale di petrolio e gas il 22%.
“Le persone intervistate hanno sottolineato come esistano barriere da affrontare quali microaggressioni, difficoltà di conciliazione tra carriera e cura, scarso accesso alle reti di sostegno professionale e persino valutazioni influenzate dall’aspetto fisico. Un ambiente ostile che alcune studentesse, determinate a sfidare e smentire sul campo i pregiudizi, trasformano in una leva di riscatto” sostiene Cloe Mirenda (Cnr-Irpps).
“Colmare queste lacune richiede di ripensare curricula, approcci pedagogici e fondamenti epistemologici” , di formare i docenti su una didattica attenta al genere e di trasformare le culture organizzative”, aggiunge Maria Camilla Fraudatario (Cnr-Irpps)”. Senza questi cambiamenti si rischia chele iniziative per aumentare l’attrattività delle STEM si riducano a interventi retorici o addirittura controproducenti, finendo per riprodurre le disuguaglianze esistenti.”.A fare la differenza sono i programmi interdisciplinari: “Intrecciare competenze tecniche ed etica della sostenibilità è la formula vincente per attrarre le ricercatrici. Percorsi di questo tipo non solo risultano più attrattivi ma sono anche i più adatti a ridurre il gender gap. Il vero ostacolo restano i percorsi di ingegneria in cui l’idea di una presunta neutralità della materia porta a ignorare la questione di genere, a negare che esista un problema. È proprio dal superamento di questa chiusura che passa il cambiamento” conclude Lucio Pisacane (Cnr-Irpps).
Lo studio è stato realizzato nell’ambito del progetto gEneSys – Transforming Gendered Interrelations of Power and Inequalities for Just Energy Systems, coordinato dal Cnr-Irpps e finanziato dal programma Horizon Europe dell’Unione europea (grant agreement n. 101094326).
Per informazioni:
Lucio Pisacane
Cnr-Irpps
lucio.pisacane@cnr.it
Cloe Mirenda, Cnr-Irpps, email: cloe.mirenda@cnr.it
Maria Camilla Fraudatario, Cnr-Irpps, email: mariacamilla.fraudatario@irpps.cnr.it
Ufficio stampa:
Flavia Angelini
Tirocinante Ufficio stampa Cnr
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