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Aumentano gli stereotipi di genere tra gli adolescenti

La nota stampa del Consiglio nazionale delle ricerche sui risultati preliminari del progetto MiB (Mutamenti interazionali e Benessere) a cura del gruppo CNR-IRPPS Mutamenti Sociali, Valutazione e Metodi (MUSA):

Negli ultimi anni, diversi studi del gruppo di ricerca MUSA del Cnr-Irpps evidenziano non solo la persistenza, ma anche la crescita degli stereotipi di genere tra i ragazzi. I primi risultati del progetto MiB, condotto su oltre 3.000 quattordicenni romani, mostrano che nel 2025 il 62,3% dei partecipanti presenta un’adesione medio-alta a tali preconcetti, un fenomeno che riguarda anche le ragazze

Tra gli adolescenti è ancora alta l’adesione agli stereotipi di genere che investono anche la mentalità delle ragazze. A confermarlo nuovamente è l’ultima indagine del Gruppo di ricerca Mutamenti sociali, valutazione e metodi (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps) su un campione di oltre 3000 studenti e studentesse di 25 scuole secondarie di secondo grado di Roma. Lo studio avviato nel 2024 avrà termine nel 2029 e prevede interviste faccia a faccia agli adolescenti per studiare e approfondire patologie sociali endemiche ed emergenti tra cui la presenza e gli effetti della stereotipia di genere, un vero e proprio “virus” sociale che, alimentandosi di irrisolte consuetudini educative, è colpevole di discriminazioni, forme di segregazione formativa e lavorativa e spesso di violenza anche estrema.

“I risultati di ricerca, che trattandosi di un’indagine longitudinale riguarda per ora solo quattordicenni (3.068), mostrano la presenza nel 2025 di un’adesione medio-alta agli stereotipi di genere nel 62,3% dei rispondenti” spiega Antonio Tintori del Cnr-Irpps e responsabile del gruppo di ricerca MUSA. “Il problema, riguarda maggiormente i ragazzi, ma non ne sono affatto esenti le ragazze. Tra i primi, però, il livello di stereotipia di genere medio-alto è addirittura il doppio che tra le coetanee (79,0% contro 40,2%)”.

I dati fanno riflettere su una ancora diffusa convinzione dell’esistenza di ruoli di genere che vogliono il primato dell’uomo nelle posizioni apicali, quelle di comando, di potere e controllo; tale condizionamento confina invece la donna, ancora oggi, nel dominio casalingo, ovvero ad assolvere gli oneri di cura e assistenza familiare.

“Inoltre, nel confrontare i dati che con quelli dell’ultima indagine nazionale del Cnr sullo stato dell’adolescenza, condotta dallo stesso gruppo di ricerca nel 2022, emerge un altro dato allarmante: questi stereotipi sono più diffusi oggi che in passato, quando l’adesione medio-alta a questo condizionamento sociale sul piano nazionale per la medesima età è risultata pari al 37,9% (20,8% ragazze; 49,2% ragazzi)”, continua Tintori.

Al fine di indagare in modo più approfondito questi condizionamenti sociali, è stata misurata anche l’adesione all’idea dell’esistenza di specifici ruoli di genere, che è diretta conseguenza dell’interiorizzazione degli omonimi stereotipi. In tal caso, la tecnica di ricerca prevede che venga fornito agli adolescenti un elenco di ruoli e azioni, chiedendo di indicare chi sia più portato a ricoprirli o compierle: gli uomini, le donne o se il sesso sia irrilevante. Un’adesione medio-alta ai ruoli di genere maschili, che attribuiscono agli uomini determinate capacità o attività quali comandare a lavoro, fare il presidente, fare il poliziotto, guidare, combattere nello sport, guadagnare tanto e fare lo scienziato, si rintraccia nel 47,9% dei quattordicenni romani, ed è nettamente più diffusa tra i rispondenti di sesso maschile (67,1% maschi e 23,4% femmine). Si collocano invece su un’adesione medio-alta ai ruoli di genere femminili, richiamati da attività come cucinare, occuparsi dei figli, pulire, fare la spesa, insegnare, il 33,3% degli adolescenti, con un’importante prevalenza ancora maschile (43,0% maschi e 20,6% femmine). Anche nel caso dell’analisi dei ruoli di genere, il confronto con i quattordicenni dell’indagine nazionale sullo stato dell’adolescenza delinea una tendenza decisamente preoccupante, dal momento che l’adesione medio-alta ai ruoli di genere maschili è aumentata del 10,8% e quella ai ruoli di genere femminili del 9%.

“Gli ultimi dati confermano che tali stereotipi sono maggiormente diffusi negli istituti tecnici (75,1% contro il 66,1% nei professionali e il 51,4% nei licei), tra studenti e studentesse con background migratorio (70,8% contro il 61,0% di chi possiede la cittadinanza italiana) e tra chi ha un basso status culturale familiare (71,1% contro il 52,5% di chi lo ha alto)” aggiunge il ricercatore. “Queste tendenze, che stanno progressivamente peggiorando nel corso degli ultimi anni, denotano la necessità di interventi urgenti, mirati e strutturali, erogati da personale specializzato, rivolti a alunni e alunne a partire dalle scuole primarie e incentrati sull’esercizio dello spirito critico, sull’emotività, l’affettività e sullo sviluppo di competenze relazionali”, conclude Tintori.  A tale riguardo. Il gruppo di ricerca MUSA ha approntato la ‘Guida alla decostruzione degli stereotipi di genere. Riconoscerli per abbatterli’, che consiste in uno strumento snello e pratico rivolto non solo alle nuove generazioni ma anche a docenti e genitori.

Per informazioni:
Antonio Tintori
CNR- Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali
antonio.tintori@cnr.it

Ufficio stampa:
Sandra Fiore
Cnr – Unità Stampa
sandra.fiore@cnr.it

Responsabile Unità Ufficio stampa:
Emanuele Guerrini
emanuele.guerrini@cnr.it
ufficiostampa@cnr.it
06 4993 3383

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Presentati i risultati dell’indagine Obiettivo Benessere 2025

La nota stampa del Consiglio nazionale delle ricerche sui risultati dell’indagine Obiettivo Benessere  sul benessere organizzativo e relazionale al Cnr, promossa dal Comitato unico di garanzia del CNR e diretta dal gruppo CNR-IRPPS Mutamenti Sociali, Valutazione e Metodi (MUSA):

Si lavora di più e si è più produttivi in agile, 4 dipendenti su 10 non riescono a conciliare esigenze lavorative e personali e per 3 su 10 (più donne) quelle familiari hanno compromesso la carriera. Si conferma una diffusa stereotipia di genere, di cui l’iniqua ripartizione delle attività domestiche e di cura è il riflesso; rimangono stabili e diffuse le discriminazioni, le molestie e il mobbing, fenomeni che in taluni casi hanno coinvolto almeno una volta anche la metà del personale. Sono alcuni risultati dell’indagine ‘Obiettivo benessere’ alla sua seconda edizione, a cura del Cnr-Cug in collaborazione con il gruppo di ricerca MUSA del Cnr-Irpps, presentati oggi a Roma.

Nel 2022 il Comitato Unico di Garanzia (CUG) del Cnr ha ideato il progetto Obiettivo benessere, che prevede periodiche indagini nazionali sul benessere organizzativo e relazionale della più grande comunità scientifica italiana. La seconda indagine, realizzata a cavallo tra dicembre 2024 e gennaio 2025, come la prima diretta dal gruppo di ricerca Mutamenti sociali, valutazione e metodi (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Cnr-Irpps), è tornata a misurare il livello di benessere organizzativo e relazionale all’interno del Cnr. Ben 4.553 dipendenti, che rappresentano tutte le categorie del personale, hanno risposto a un complesso questionario elettronico costruito dai ricercatori del Cnr, fornendo dati da tutta Italia, da tutti i dipartimenti, oltreché dalla sede centrale e dalle numerose aree di ricerca. I principali argomenti trattati riguardano: lavoro agile e conciliazione tra oneri lavorativi e vita privata, stereotipi di genere, discriminazioni, molestie e mobbing.

  • Lavoro agile e conciliazione tra oneri lavorativi e vita privata

Al fine di monitorare l’andamento della fruizione del lavoro agile a distanza di anni dalla sua introduzione, è stato rilevato il parere del personale indagando rischi e opportunità connessi a tale modalità lavorativa. Secondo il 69,1% dei/delle rispondenti il lavoro agile è praticabile solo alcuni giorni a settimana, mentre per il 19,4% è sempre preferibile al lavoro in sede. Rispetto alla prima edizione dell’indagine (2022) che rilevò una preferenza per il lavoro agile in particolare tra chi aveva figli piccoli (da 0 a 6 anni), tale distinzione non è più presente. Sono invece l’11,4% i dipendenti che preferiscono operare sempre e solo dalla propria sede lavorativa. Attualmente, al Cnr si avvale del lavoro agile il 69,2% dei/delle rispondenti, maggiormente donne (73,6% contro il 64,1% degli uomini), personale amministrativo e tecnologo (rispettivamente il 78,7% e il 77,2%), e quindi personale di ricerca (68,1%), tecnico (64,5%) e infine dirigenziale (53,8%). Circa 3 persone su 10 lavorano per più tempo da remoto che in sede (ma sono il 16,9% in meno rispetto al 2022), 4 su 10 non riscontrano tali differenze e solo 1 su 4 lavora per meno tempo proprio quando si trova in modalità agile (in questo caso sono il 13,2% in più rispetto a 3 anni fa). In merito alla produttività, invece, circa la metà dei/delle rispondenti ne registra un incremento quando lavora in modalità agile, mentre solo il 3,2% ne evidenzia il calo. Tra le opportunità offerte dal lavoro agile spiccano la migliore conciliazione tra oneri lavorativi e di vita privata (che cresce all’84,6% rispetto al 77% del 2022) e il risparmio di tempo legato agli spostamenti (82,1%), cui seguono i risparmi economici (43,7%) e la maggiore autonomia gestionale (43%). Al contrario, i rischi maggiormente riscontrati dal personale riguardano per lo più la difficoltà di comunicazione e coordinazione da remoto con colleghi e colleghe (32,8%), l’esclusione dal flusso di informazioni (32,7%), l’eccessiva reperibilità, ovvero il mancato esercizio del diritto alla disconnessione (25,3%) e la solitudine (24,8%). Rispetto al tema della conciliazione tra oneri lavorativi e di vita privata e familiare, indipendentemente dalla modalità di lavoro (agile e non) il 40,7% dei/delle rispondenti non riesce sempre a conciliare le esigenze lavorative e personali, e il 34,3% quelle lavorative e familiari. Addirittura, il 27,8% ritiene che le proprie esigenze familiari abbiano compromesso il proprio percorso professionale e la carriera, con una notevole differenza di genere: ad affermarlo è il 33,6% delle donne contro il 20,8% degli uomini.

  •  Stereotipi di genere e distribuzione del lavoro domestico e di cura

Tra gli stereotipi di genere indagati, l’adesione maggiore si riscontra per quelli riguardanti l’ambito lavorativo: il 40,7% dei/delle rispondenti ritiene che le donne siano più sensibili degli uomini verso il benessere del personale e il 41,2% ritiene che le donne siano tra loro più competitive degli uomini.

A questa, fa seguito l’idea che sia ‘naturale’ che le madri si occupino maggiormente della cura dei figli rispetto ai padri (27,5%), quella che l’uomo abbia il compito di proteggere la donna (21,6%) e, infine, la convinzione che gli uomini siano più collaborativi delle donne (15,3%). Senz’altro più residuale, considerato anche il contesto di indagine, è la presenza dell’idea che il ruolo ‘naturale’ della donna sia quello di madre e moglie (3%), di chi sostiene che gli uomini siano più portati per le materie scientifiche (4%), che debba essere soprattutto l’uomo a mantenere la famiglia (4%) e che gli uomini abbiano maggiori capacità di leadership delle donne (7,9%).

Gli stereotipi di genere si riflettono sulla divisione del carico del lavoro domestico e di cura non retribuito, che è iniquamente distribuito secondo il 43% delle intervistate e il 27% degli intervistati. Questa ripartizione ricalca specifici ruoli di genere: le donne si occupano prevalentemente di pulizie domestiche (61,4% contro il 23,2% degli uomini), della cura dei figli (39,6% contro l’12,1% degli uomini) e di altri familiari (17,7% contro 8,9% dei maschi), mentre gli uomini si dedicano maggiormente a piccoli lavori di manutenzione (80,6% contro il 17,4% delle donne) e alla gestione amministrativa della casa (62,9% contro il 42,1% delle donne). Nonostante le risposte raccolte attengano a un contesto lavorativo di ricerca, conoscenza e istruzione, e i molteplici interventi attuati su queste tematiche dal CUG e dall’Ente negli ultimi anni, è stata dunque nuovamente registrata la presenza di una diffusa stereotipia di genere al CNR.

  • Discriminazioni, molestie e mobbing

Di atti di devianza negativa quali umiliazioni, maltrattamenti, discriminazioni, isolamento o emarginazione a opera di un/una superiore o di un/una collega, circa la metà del personale ne ha fatto almeno una volta esperienza (53%). Oltre 4 persone su 10 hanno assistito a tali atti perpetuati a danno di colleghi/e, mentre a oltre la metà sono stati riferiti dalle stesse vittime. Sempre 4 su 10 hanno invece dichiarato di aver assistito a tali atti senza però che le vittime si rendessero concretamente conto della loro gravità. Se in corrispondenza di variabili come l’età, l’area geografica o l’inquadramento non si riscontrano scostamenti significativi delle tendenze, e pertanto questi fenomeni appaiono endemici, si evidenzia però una notevole differenza di genere: le vittime di tali azioni poste in atto da un/una superiore o di un/una collega sono prevalentemente donne (58,2% contro il 40,9% di uomini). Diversamente, il fenomeno del mobbing, di gran lunga meno diffuso dei problemi sinora analizzati, ha riguardato il 24,5% del personale almeno una volta nel corso della carriera (-3% rispetto al 2022) e, anche in questo caso, la quota di vittime è più alta tra le donne (28,1% rispetto al 20,3% degli uomini). Tali tendenze sono analoghe a quelle del 2022, e indicano pertanto che non c’è stata una sensibile diminuzione di questi problemi.

 

La scheda

Chi Comitato unico di garanzia del Cnr (Cnr-Cug) in collaborazione con il gruppo di ricerca Mutamenti Sociali, Valutazione e Metodi (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr (Cnr-Irpps)

Che cosa: indagine ‘Obiettivo benessere’

–        https://www.cug.cnr.it/

–        http:/www.irpps.cnr.it/musa-mutamenti-sociali-valutazioni-e-metodi/

Per informazioni:
Antonio Tintori, Presidente Cnr-Cug
Cnr-Irpps
antonio.tintori@cnr.it

Ufficio stampa:
Sandra Fiore
sandra.fiore@cnr.it

Responsabile Unità Ufficio stampa:
Emanuele Guerrini
emanuele.guerrini@cnr.it
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Una ‘Guida’ per riconoscere e ‘smontare’ gli stereotipi di genere

La nota stampa del Consiglio nazionale delle ricerche per la pubblicazione della Guida “Gli stereotipi di genere. Riconoscerli per abbatterli” a cura del gruppo CNR-IRPPS Mutamenti Sociali, Valutazione e Metodi (MUSA):

Oltre la metà dei bambini e delle bambine delle scuole primarie è convinta che nella vita uomo e donna abbiano ruoli sociali distinti: i primi di potere e comando, le seconde di cura e accudimento (adesione medio-alta al ruolo stereotipato maschile, 58,6%; femminile, 52,9%). Tra gli adolescenti italiani, e quindi al crescere dell’età e dell’esposizione ad ambienti di socializzazione secondaria extrafamiliari, le idee sessiste inoculate dagli stereotipi di genere si indeboliscono solamente, in particolare tra le ragazze (adesione medio-alta al ruolo stereotipato maschile, 28,3%; femminile, 30,8%). Sono i dati rilevati dal gruppo Mutamenti Sociali, Valutazione e Metodi (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps), che ha prodotto una Guida: ‘Gli stereotipi di genere’ per insegnare ai giovani, genitori e insegnanti a decostruirli.

A semplici domande, come ad esempio: ‘Cos’è uno stereotipo? ‘Quali sono i ruoli di genere?’, ‘Come li assumiamo?’, ‘Di cosa si alimentano?’, ‘Quali gli effetti?’, ‘Quando abbatterli?’, corrispondono risposte brevi e chiare, elaborate dagli esperti.

La Guida, spiega Antonio Tintori, ricercatore Cnr-Irpps e coordinatore del team MUSA, è nata per soddisfare le richieste arrivate da tantissime scuole di ogni ordine e grado d’Italia: avere uno strumento in più per sensibilizzare ed educare le nuove generazioni al superamento di stereotipie che, anche in maniera subdola, possono condizionare le scelte di vita di bambini e adolescenti.

“Moltissimi adolescenti italiani approvano esplicitamente la violenza e la discriminazione: 2 su 10 si dichiarano apertamente omofobi e 1 su 10 sono razzisti e sessisti”, spiega Antonio Tintori. “In più, circa 3 su 10 non sono in grado di riconoscere come violenti atti quali insulti, costrizioni, minacce, al pari di come non riescono a riconoscere uno stereotipo di genere, che è la principale forma di condizionamento sociale che ‘contraiamo’ nei primissimi anni di vita, prevalentemente in famiglia. È questo, infatti, il luogo primario di riproduzione delle disuguaglianze sociali, sebbene gli adulti, solitamente, non siano nemmeno coscienti di essere i primi agenti di trasmissione di tale potentissimo condizionamento sociale, che è all’origine delle tante asimmetrie tra uomo e donna in ambito privato, familiare, lavorativo, economico, nonché causa di violenza”.

Puntare sui più piccoli, con la positiva complicità di genitori e docenti scolastici, è la strada da percorrere se vogliamo realmente far crescere gli adulti di domani con spirito critico e libera capacità di analisi e giudizio. Infatti, “Gli stereotipi di genere si riproducono per mezzo di una ‘socializzazione binaria’, di modelli educativi distinti per maschi e femmine; si alimentano di simbolismi sociali di larga diffusione, che sono elementi apparentemente innocui ma in realtà determinano il radicamento precoce degli omonimi ruoli: i colori (rosa e celeste), i giochi (le armi e le bambole), i falsi miti (il principe azzurro e la principessa da salvare), gli sport distinti (il calcio e la danza). Tali simboli sono sparsi ovunque, dal linguaggio (maschile sovraesteso) ai cartoni animati, dai contenuti mediatici ai libri di testo scolastici, ai giochi, alle narrazioni”, conclude Tintori.

Oltre alla Guida, il progetto MUSA ha prodotto il video spot “Differenze di genere alle radici dei ruoli sociali”, realizzato in collaborazione con la Web TV del CNR.

La scheda

Chi: Gruppo di ricerca Mutamenti Sociali, Valutazione e Metodi (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps)

Che cosa: Guida alla decostruzione degli stereotipi di genere “Stereotipi di genere. Riconoscerli per abbatterli” e video spot “Differenze di genere alle radici dei ruoli sociali”.

Per informazioni: Antonio Tintori, Cnr-Irpps, tel. 06.492724296, cell. 338.3628178, e-mail: antonio.tintori@cnr.it

– Tintori A., Cerbara L, Ciancimino G. (2023). Lo stato dell’adolescenza 2023. Indagine nazionale su atteggiamenti e comportamenti di studentesse e studenti di scuole pubbliche secondarie di secondo grado. CNR-IRPPS Working papers, n. 135;

– Cerbara L., Ciancimino G., Tintori A. (2022). Are We Still a Sexist Society? Primary Socialisation and Adherence to Gender Roles in Childhood. International Journal of Environmental Research and Public Health; 19(6), 3408; https://doi.org/10.3390/ijerph19063408.

Per informazioni:
Antonio Tintori
CNR- Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali
antonio.tintori@cnr.it

Ufficio stampa:
Sandra Fiore
Cnr – Unità Stampa
sandra.fiore@cnr.it

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Adolescenti: isolamento e cyberbullismo – Rassegna stampa

Sempre più adolescenti vivono in una condizione di isolamento, iperconnessione ed esposizione al rischio di cyberbullismo. Questo è il quadro delineato da due importanti studi pubblicati tra gennaio e febbraio 2025 dal gruppo di ricerca MUSA (Mutamenti Sociali, Valutazione e Metodi) del CNR-IRPPS, con il contributo di Antonio Tintori, Loredana Cerbara e Giulia Ciancimino.

Il primo studio, intitolato “Self-isolation of adolescents after Covid-19 pandemic between social withdrawal and Hikikomori risk in Italy“, è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature. Basandosi sui dati di due indagini trasversali condotte nel 2019 e nel 2022 su campioni nazionali rappresentativi di 3.273 e 4.288 adolescenti tra i 14 e i 19 anni, la ricerca evidenzia un trend preoccupante: il numero di ragazzi che non incontrano più i propri amici al di fuori dell’ambito scolastico è quasi raddoppiato dopo la pandemia da Covid-19.

A distanza di poche settimane, la rivista Societies (MDPI) ha pubblicato un secondo studio, “Sociopsychological Analysis of a Highly Vulnerable Category of Adolescents: Victim-Perpetrators of Cyberbullying from a Wide National Survey of Italian Adolescents“, curato dallo stesso gruppo. Questa ricerca approfondisce il fenomeno del cyberbullismo tra i giovani in Italia, analizzando i fattori che influenzano la probabilità di diventare vittime o autori di episodi di cyberbullismo. Tra gli aspetti più rilevanti emergono il genere, l’età, la provenienza geografica, l’eccessiva connessione digitale e la scarsa fiducia negli adulti.

Entrambi gli studi hanno suscitato un forte interesse nel dibattito pubblico, portando alla luce dinamiche spesso trascurate ma sempre più rilevanti.

Di seguito, un elenco dei contributi pubblicati nelle ultime settimane rivolti a un pubblico più ampio.

Rassegna stampa

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Rischio “hikikomori” tra gli adolescenti italiani: Articolo su Scientific Report

Comunicato stampa CNR:

Da un’analisi del gruppo di ricerca MUSA del Cnr-Irpps è in netta crescita il numero di adolescenti che non incontrano più i loro amici nel mondo extrascolastico: le cifre sono quasi raddoppiate dopo la pandemia da Covid-19. Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, dimostra che l’aumento dell’isolamento sociale in Italia costituisce un problema grave,  già cronicizzato e correlato all’interazione di fattori relazionali e psicologici

Uno studio condotto dal gruppo multidisciplinare di ricerca “Mutamenti sociali, valutazione e metodi” (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Irpps) ha indagato, attraverso un approccio di ricerca di tipo socio-psicologico, l’eziologia del ritiro sociale identificando i fattori scatenanti tale comportamento tra gli adolescenti.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature, si è basata sui dati di due indagini trasversali condotte dal gruppo nel 2019 e nel 2022 su studenti di scuole pubbliche secondarie di secondo grado attraverso la tecnica CAPI (Computer Assisted Personal Interview) e su campioni rappresentativi a livello nazionale composti rispettivamente da 3.273 e 4.288 adolescenti con un’età compresa tra 14 e 19 anni. Attraverso tecniche avanzate di modellizzazione statistica sono stati identificati tre profili di adolescenti: le “farfalle sociali”, gli amico-centrici” e i “lupi solitari“: proprio all’interno di quest’ultimo profilo, è stato individuato un sottogruppo composto da adolescenti che non incontrano più i loro amici nel mondo extrascolastico, il cui numero è quasi raddoppiato dopo la pandemia, passando dal 5,6% del 2019 al 9,7% del 2022. Si tratta dei ritirati sociali.

“Precedenti studi del nostro gruppo di ricerca avevano già chiarito le cause di alcuni effetti negativi del mutamento delle interazioni sociali accelerato della pandemia da COVID-19, che ha esacerbato la trasposizione delle relazioni umane verso la sfera virtuale”, spiega Antonio Tintori, tra gli autori del lavoro assieme a Loredana Cerbara e Giulia Ciancimino del gruppo di ricerca MUSA del Cnr-Irpps. “Si è visto in particolare che l’iperconnessione, ossia la sovraesposizione ai social media, ha un ruolo primario in questo processo corrosivo dell’interazione e dell’identità adolescenziale e successivamente del benessere psicologico individuale. L’iperconnessione è principale responsabile tanto dell’autoisolamento quanto dell’esplosione delle ideazioni suicidarie giovanili. Lo studio mostra che non solo dal 2019 al 2022 sono drasticamente aumentati i giovani che si limitano alla sola frequentazione della scuola nella loro vita, ma anche nel mondo adolescenziale è significativamente diminuita l’abitudine a trascorrere il tempo libero faccia a faccia con gli amici: i “lupi solitari” sono addirittura triplicati in 3 anni, passando dal 15 al 39,4%”.

Sebbene leggermente più diffuso tra le ragazze, il fenomeno riguarda entrambi i sessi e non presenta sostanziali differenze regionali, relative alla tipologia scolastica frequentata o al background socio-culturale ed economico familiare, come invece si è supposto in passato. Questo indica con chiarezza che il problema sta diventando globale ed endemico.

Cosa accomuna questi giovani? Scarsa qualità delle relazioni sociali (con i genitori, in particolare con la madre), bassa fiducia relazionale (verso familiari e insegnanti), vittimizzazione da cyberbullismo e bullismo, iperconnessione da social media, scarsa partecipazione alla pratica sportiva extrascolastica e insoddisfazione per il proprio corpo. “Questi fattori, inoltre alimentati dall’influenza pervasiva delle pressioni sociali a conformarsi a standard anche estetici irraggiungibili, erodono l’autostima favorendo un senso di inadeguatezza nelle interazioni sociali con i coetanei”, aggiunge Tintori. “Abbiamo, inoltre, constatato che coloro che già versano in uno stato di ritiro sociale presentano un uso più moderato dei social media: ciò apre all’ipotesi che, all’aumentare del tempo di isolamento fisico ci si disconnetta gradualmente anche dalle interazioni virtuali, ossia ci si diriga verso la rinuncia totale alla socialità”.

Il fenomeno, assimilabile a quello degli hikikomori del Giappone, potrebbe generare una vera e propria emergenza sociale: “Il nostro studio, oltre a fornire risultati utili alla comprensione della natura del problema, evidenzia l’urgenza di interventi educativi e formativi da rivolgere a genitori e docenti scolastici, nonché di sostegno per i giovani, ovvero un supporto specifico verso gli adolescenti che versano nelle condizioni più critiche”, conclude il ricercatore.

Il gruppo di ricerca MUSA del Cnr-Irpps, tra i primi a indagare il fenomeno del ritiro sociale, prosegue ora le proprie attività avviando una vasta indagine di tipo longitudinale volta a rispondere agli interrogativi ancora aperti, e a chiarire maggiormente i fattori del processo che conduce all’auto-isolamento. L’ indagine, denominata “Mutamenti Interazionali e Benessere”, coinvolgerà per cinque anni migliaia di adolescenti tra studenti e studentesse delle scuole, permettendo di analizzare in dettaglio lo sviluppo comportamentale dei giovani nelle modalità di interazione e altri importanti aspetti relativi al benessere socio-psicologico.

Lo studio si è avvalso della collaborazione di Gianni Corsetti dell’Istat. 

Consulta l’articolo completo Cerbara, L., Ciancimino, G., Corsetti, G. et al. Self-isolation of adolescents after Covid-19 pandemic between social withdrawal and Hikikomori risk in ItalySci Rep 15, 1995 (2025). https://doi.org/10.1038/s41598-024-84187-5

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Iperconnessione in adolescenza – audio abstract

Lo studio analizza i dati di due indagini trasversali rappresentative condotte tra gli adolescenti italiani nel 2019 e nel 2022, nell’ambito dell’Osservatorio tendenze giovanili. Lo studio esamina i cambiamenti nel tempo trascorso sullo schermo dei social media, identifica i principali predittori socio-demografici dell’iperconnessione ed esplora i suoi effetti sul benessere relazionale e psicologico dei giovani.

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Sport e inclusione femminile

7 marzo 2024 – h. 8.30

Sala Marconi- CNR Piazzale Aldo Moro 7 – Roma

Scarica il programma in pdf
Leggi la descrizione dell’evento sul portale CNR.

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Lo sviluppo di pensieri suicidi in adolescenza – Articolo del gruppo MUSA per Scientific Reports – Nature

Secondo uno studio del gruppo di ricerca MUSA (Mutamenti sociali, Valutazione e Metodi), i pensieri suicidi coinvolgono oggi circa la metà degli adolescenti italiani.

L’articolo The developmental process of suicidal ideation among adolescents: social and psychological impact from a nation-wide survey – appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports di Nature – indaga il meccanismo che porta allo sviluppo di tali pensieri.


Dall’indagine curata da Antonio Tintori, Loredana Cerbara e Giulia Ciancimino, IRPPS, con Maurizio Pompili, UniSapienza, e Gianni Corsetti, ISTAT, i disagi psicologici che alimentano i pensieri suicidi non costituiscono l’origine del problema, rintracciata, invece, in particolari dinamiche di interazione sociale e in specifiche caratteristiche socio-demografiche.

L’intervista di Antonio Tintori per Rai Radio1

L’approccio epistemologico interdisciplinare adottato ha, inoltre, permesso di mostrare come fattori solitamente ritenuti influenti, come la tolleranza all’uso dell’alcol e delle sostanze psicotrope in generale, siano di fatto solo secondari nella spiegazione del fenomeno.  

Leggi il comunicato CNR e l’articolo The developmental process of suicidal ideation among adolescents: social and psychological impact from a nation-wide survey .

Ne hanno parlato:

La Repubblica

AdnKronos
InSalute News
PanoramaSanità
Radio beckwith evangelica

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Adolescenti e pornografia – Uno studio del gruppo MUSA

Sempre più pornografia per fruitori sempre più giovani. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista Societies, a cura di Loredana Cerbara, Giulia Ciancimino e Antonio Tintori, IRPPS, e Gianni Corsetti, ISTAT.
 
Oltre a mettere in luce l’aumento dell’uso della pornografia associato a una diminuzione dell’età dei suoi consumatori, la ricerca ha confermato i suoi riflessi sullo sviluppo dell’identità sociale e sessuale. Si tratta di impatti negativi sulle emozioni primarie, sull’autostima e sulla soddisfazione per il proprio corpo negli e nelle adolescenti. Ma lo studio rileva in particolare come l’esposizione precoce alla pornografia abbia effetti anche positivi, ma solo sulle ragazze.  
 
Nei ragazzi si produce infatti un rafforzamento degli stereotipi di genere nel contesto delle relazioni, l’adesione a ruoli di genere anche nell’ambito della sfera sessuale e un aumento della tolleranza verso comportamenti discriminatori, violenti e devianti. Diversamente, per le ragazze la pornografia rappresenta un’esperienza di emancipazione sessuale che, all’opposto dei maschi, supera i confini delle stereotipate gerarchizzazioni degli spazi sociali. Questa diversità è il frutto, secondo gli autori e le autrici, della socializzazione “binaria” ancora oggi preponderante, che riproduce di generazione in generazione stereotipi di genere inducendo a una passiva adesione a predefiniti ruoli sociali maschili e femminili.
 
I risultati di questa ricerca suggeriscono l’importanza e l’urgenza di un’educazione sessuale che venga offerta possibilmente in ambiente scolastico e con la mediazione di professionisti. Ciò, al fine di promuovere un approccio critico – e non solo passivo – in grado di superare il tabù del sesso e di andare oltre la pornografia mainstream, eterosessuale e mascolinizzata, che fornisce un’immagine omologata e irrealistica di corpi, prestazioni sessuali e relazioni sociali.
 
Lo studio è stato condotto con un approccio di ricerca psicosociale ed è tratto dai risultati dell’indagine nazionale Lo stato dell’adolescenza 2023, che ha coinvolto 4288 giovani studenti delle scuole superiori lungo tutta la penisola.
 
A livello internazionale, molti studi hanno indagato gli effetti negativi dell’esposizione precoce alla pornografia, ma i risultati sono spesso controversi, per via dell’utilizzo di tecniche di ricerca diverse e carenze sia metodologiche sia teoriche.

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Osservatorio Tendenze Giovanili premiato al Forum PA 2023

L’Osservatorio Tendenze Giovanili (OTG) è stato premiato al  Forum PA nella categoria “parità di genere” del Premio PA sostenibile 2023.

Il premio è promosso da FPA e ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, con l’obiettivo di valorizzare esperienze, soluzioni e progetti realizzati da amministrazioni (centrali e locali), ma anche da associazioni e start up, per promuovere e sostenere il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità (Sustainable Development Goals – SDGs) fissati nell’Agenda 2030 dell’ONU.

Tra le motivazioni del premio si legge: Obiettivo generale del progetto “Osservatorio sulle Tendenze Giovanili” è stata la promozione di pari opportunità di genere e inclusione giovanile mediante il contrasto di devianza, violenza, condizionamenti sociali (stereotipi e pregiudizi) con particolare attenzione al genere e disagi psicologici. L’OTG è stato composto da tre moduli di intervento. Il primo di questi ha riguardato scuole primarie di Roma, il secondo scuole secondarie di secondo grado d’Italia e il terzo la costruzione dell’Agenda delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza. Le attività di questi moduli, che hanno costituito una linea unitaria di intervento, hanno permesso di produrre una nuova a dettagliata conoscenza circa l’universo giovanile, erogare attività di formazione in tema di disagi, devianza e condizionamenti sociali e definire azioni atte alla promozione di benessere, pari opportunità e inclusione(https://www.forumpa.it/progetti/forum-pa-2023-i-vincitori-del-premio-pa-sostenibile-2023/).

L’OTG è un progetto a cura del gruppo di ricerca su Mutamenti sociali, valutazione e metodi (MUSA) dell’IRPPS, a cui lavorano in particolare Antonio Tintori, referente, Loredana Cerbara e Giulia Ciancimino.

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