Aumentano gli stereotipi di genere tra gli adolescenti
La nota stampa del Consiglio nazionale delle ricerche sui risultati preliminari del progetto MiB (Mutamenti interazionali e Benessere) a cura del gruppo CNR-IRPPS Mutamenti Sociali, Valutazione e Metodi (MUSA):
Negli ultimi anni, diversi studi del gruppo di ricerca MUSA del Cnr-Irpps evidenziano non solo la persistenza, ma anche la crescita degli stereotipi di genere tra i ragazzi. I primi risultati del progetto MiB, condotto su oltre 3.000 quattordicenni romani, mostrano che nel 2025 il 62,3% dei partecipanti presenta un’adesione medio-alta a tali preconcetti, un fenomeno che riguarda anche le ragazze
Tra gli adolescenti è ancora alta l’adesione agli stereotipi di genere che investono anche la mentalità delle ragazze. A confermarlo nuovamente è l’ultima indagine del Gruppo di ricerca Mutamenti sociali, valutazione e metodi (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps) su un campione di oltre 3000 studenti e studentesse di 25 scuole secondarie di secondo grado di Roma. Lo studio avviato nel 2024 avrà termine nel 2029 e prevede interviste faccia a faccia agli adolescenti per studiare e approfondire patologie sociali endemiche ed emergenti tra cui la presenza e gli effetti della stereotipia di genere, un vero e proprio “virus” sociale che, alimentandosi di irrisolte consuetudini educative, è colpevole di discriminazioni, forme di segregazione formativa e lavorativa e spesso di violenza anche estrema.
“I risultati di ricerca, che trattandosi di un’indagine longitudinale riguarda per ora solo quattordicenni (3.068), mostrano la presenza nel 2025 di un’adesione medio-alta agli stereotipi di genere nel 62,3% dei rispondenti” spiega Antonio Tintori del Cnr-Irpps e responsabile del gruppo di ricerca MUSA. “Il problema, riguarda maggiormente i ragazzi, ma non ne sono affatto esenti le ragazze. Tra i primi, però, il livello di stereotipia di genere medio-alto è addirittura il doppio che tra le coetanee (79,0% contro 40,2%)”.
I dati fanno riflettere su una ancora diffusa convinzione dell’esistenza di ruoli di genere che vogliono il primato dell’uomo nelle posizioni apicali, quelle di comando, di potere e controllo; tale condizionamento confina invece la donna, ancora oggi, nel dominio casalingo, ovvero ad assolvere gli oneri di cura e assistenza familiare.
“Inoltre, nel confrontare i dati che con quelli dell’ultima indagine nazionale del Cnr sullo stato dell’adolescenza, condotta dallo stesso gruppo di ricerca nel 2022, emerge un altro dato allarmante: questi stereotipi sono più diffusi oggi che in passato, quando l’adesione medio-alta a questo condizionamento sociale sul piano nazionale per la medesima età è risultata pari al 37,9% (20,8% ragazze; 49,2% ragazzi)”, continua Tintori.
Al fine di indagare in modo più approfondito questi condizionamenti sociali, è stata misurata anche l’adesione all’idea dell’esistenza di specifici ruoli di genere, che è diretta conseguenza dell’interiorizzazione degli omonimi stereotipi. In tal caso, la tecnica di ricerca prevede che venga fornito agli adolescenti un elenco di ruoli e azioni, chiedendo di indicare chi sia più portato a ricoprirli o compierle: gli uomini, le donne o se il sesso sia irrilevante. Un’adesione medio-alta ai ruoli di genere maschili, che attribuiscono agli uomini determinate capacità o attività quali comandare a lavoro, fare il presidente, fare il poliziotto, guidare, combattere nello sport, guadagnare tanto e fare lo scienziato, si rintraccia nel 47,9% dei quattordicenni romani, ed è nettamente più diffusa tra i rispondenti di sesso maschile (67,1% maschi e 23,4% femmine). Si collocano invece su un’adesione medio-alta ai ruoli di genere femminili, richiamati da attività come cucinare, occuparsi dei figli, pulire, fare la spesa, insegnare, il 33,3% degli adolescenti, con un’importante prevalenza ancora maschile (43,0% maschi e 20,6% femmine). Anche nel caso dell’analisi dei ruoli di genere, il confronto con i quattordicenni dell’indagine nazionale sullo stato dell’adolescenza delinea una tendenza decisamente preoccupante, dal momento che l’adesione medio-alta ai ruoli di genere maschili è aumentata del 10,8% e quella ai ruoli di genere femminili del 9%.
“Gli ultimi dati confermano che tali stereotipi sono maggiormente diffusi negli istituti tecnici (75,1% contro il 66,1% nei professionali e il 51,4% nei licei), tra studenti e studentesse con background migratorio (70,8% contro il 61,0% di chi possiede la cittadinanza italiana) e tra chi ha un basso status culturale familiare (71,1% contro il 52,5% di chi lo ha alto)” aggiunge il ricercatore. “Queste tendenze, che stanno progressivamente peggiorando nel corso degli ultimi anni, denotano la necessità di interventi urgenti, mirati e strutturali, erogati da personale specializzato, rivolti a alunni e alunne a partire dalle scuole primarie e incentrati sull’esercizio dello spirito critico, sull’emotività, l’affettività e sullo sviluppo di competenze relazionali”, conclude Tintori. A tale riguardo. Il gruppo di ricerca MUSA ha approntato la ‘Guida alla decostruzione degli stereotipi di genere. Riconoscerli per abbatterli’, che consiste in uno strumento snello e pratico rivolto non solo alle nuove generazioni ma anche a docenti e genitori.
Per informazioni:
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