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Società a misura di bici

La bici sta conoscendo una nuova stagione. I dati di vendita, l’espansione del cicloturismo, la diffusione dell’uso cittadino della bici e di veicoli alternativi e in qualche modo riconducibili a forme nuove di mobilità in ambienti poco bike-friendly, la nuova sensibilità culturale verso la transizione ecologica sono tra gli indicatori della sua riscoperta. Nella memoria di molti la bici è associata ad esperienze piacevoli di esplorazione e di libertà. La bici viene considerata una tecnologia conviviale (Illich, 1973; Pivato, 2021), capace di creare modalità di relazione bilanciate con l’ambiente. Molte sono le città e le regioni che hanno investito nella bici e che hanno favorito la moderazione della velocità negli spazi urbani. Nella giornata mondiale della bicicletta, tuttavia, è importante ricordare che la pratica ciclistica non è così diffusa come ci si potrebbe aspettare.

Il ritardo nella ciclomobilità

Per capire le ragioni del ‘ritardo’ nella diffusione della ciclomobilità, che risultano particolarmente significative nel nostro paese, a parte lodevoli eccezioni e a fronte di un notevole incremento del parco bici in circolazione, dal periodo del lockdown in poi, si è sviluppata, attraverso la collaborazione tra ricercatori dell’IRPPS CNR, l’Università di Napoli ‘Federico II’, l’Università di Torino, l’Università di Padova, l’Università di Siena, l’Università di Salerno, Centro di Ricerche FIAB una rete di ricerca nazionale. La rete emergente ha dato luogo ad una serie fortunata di seminari online che è possibile ancora oggi rivedere; ha prodotto, inoltre, una ‘special issue’ sulla rivista Eracle  (Landri & Tirino, 2022) e sta lavorando, infine, ad un libro su bici e società.  La rete, come si è avuto modo di comprendere, è un unicum e tende a ricalcare ‘in piccolo’ la rete internazionale Cycling & Society che da diversi anni costituisce il punto di riferimento della produzione scientifica in questo settore (Cox, 2020; Cox & Bunte, 2018; Equality & Cox, 2020).

Il tema della ciclomobilità è in espansione per numero di pubblicazioni. Si può, quindi, già osservare che il ‘ritardo’ nella diffusione della bici corre in parallelo al ‘ritardo’ dello sviluppo di comunità accademiche che guardino alla bicicletta. La letteratura scientifica sull’auto, al confronto, è ampiamente diffusa.  La riscoperta della bici, anche sul piano accademico, in sostanza, ci pone dinanzi ad un dato per scontato: le società contemporanee sono auto-centriche (Urry, 2004) e presentano gradi variabili di sensibilità verso la pratica ciclistica (Belloni, 2019).

I paesi possono, infatti, differenziarsi in relazione alle culture ciclistiche nazionali. L’Italia ha una cultura ciclistica sportiva, ma non una cultura ciclistica diffusa (se non in alcune regioni), come in altri paesi, Olanda, Belgio. Le culture ciclistiche, tuttavia, non sono immutabili, possono rigenerarsi, evolvere nel tempo, emergere laddove non sono presenti. Analizzare la dimensione culturale, come è emerso nel corso della special issue curata da due ricercatori dalla rete di ricerca su bici e società (Landri & Tirino, 2022), è una pista di ricerca promettente per comprendere cosa favorisca la ciclomobilità.

I media favoriscono la ciclomobilità

Tra i fattori che la favoriscono, i media occupano un ruolo di rilievo. La narrazione epica del ciclismo emerge nel nostro paese proprio in rapporto ai processi di costruzione dello stato nazionale. Quella narrazione oggi cede al passo al racconto dinamico dei ciclisti sui social media. Le piattaforme social, da un lato, catturano il ciclismo nelle logiche estrattiviste del capitalismo digitale; dall’altro, creano nuove pratiche sportive come il ciclismo virtuale (che costituisce ormai uno dei diversi e-Sport), ma favoriscono anche l’emergere di nuove soggettività (le donne, le comunità LGBT+), allargando la pratica ciclistica. Diversamente dai media tradizionali che puntavano alla creazione delle gesta epiche dei campioni, i social media, favorendo la circolazione delle conoscenze tra i praticanti, permettono un incremento di connessioni, di socialità, di comunicazione e abbassano le barriere di accesso alla pratica. Democratizzando la conoscenza, insomma, agiscono da incentivi positivi per la diffusione del ciclismo.

I media sono necessari, ma non sono sufficienti. Costruire società a misura di bici è in realtà anche una sfida scientifica che richiede un flusso costante di ricerche empiriche e riflessioni teoriche. Si tratta, infatti, di generare conoscenze per favorire condizioni minime per la ciclabilità in ambienti che sono prevalentemente pensati in modo autocentrico. Non è solo un fatto tecnico, richiede, piuttosto, come va emergendo dai lavori della rete, lo sviluppo di una sociologia della bici, intesa come la ricerca di una concatenazione virtuosa tra saperi, tecniche e società.

A cura di Paolo Landri (in occasione della Giornata Mondiale della Bicicletta del 3 giugno 2023)

Riferimenti bibliografici

Belloni, E. (2019). Quando si andava in velocipede. Storia della mobilità ciclistica in Italia (1870-1955). Franco Angeli.

Cox, P. (2020). Cycling : A Sociology of Vélomobility. Routledge.

Cox, P., & Bunte, H. (2018). Social practices and the importance of context. Framing the Third Cycling Century, 122–131. https://www.umweltbundesamt.de/sites/default/files/medien/1410/publikationen/181128_uba_fb_third_cycling_century_bf_small.pdf

Equality, I., & Cox, P. (2020). The politics of cycling infrastructure. The Politics of Cycling Infrastructure, 5940. https://doi.org/10.2307/j.ctvvsqc63

Illich, I. (1973). Tools for conviviality. Harper and Row.

Landri, P., & Tirino, M. (2022). Media, Society and Cycling Cultures: Editorial. Eracle. Journal of Sport and Social Sciences, 5(1), 1–4. https://doi.org/10.6093/2611-6693/9612

Pivato, S. (2021). La felicità in bicicletta. Il Mulino.

Urry, J. (2004). The ‘System’ of Automobility. Theory, Culture & Society, 21(5), 25–39. https://doi.org/10.1177/0263276404046059

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Nancy Fraser all’IRPPS

Lo scorso 18 maggio la filosofa Nancy Fraser è stata all’IRPPS per un incontro da titolo “Is feminism an unrecognized labor movement? A heretical question inspired by W.E.B. Du Bois”.

Fraser è professoressa di Filosofia e Politica alla New School for Social Research di New York City. Nel suo lavoro, improntato alla Teoria critica e al Femminismo, ha affrontato questioni di potere, identità, emancipazione, capitale, giustizia e oppressione, soprattutto in relazione al funzionamento del liberalismo.

L’incontro, organizzato da Daniele Archibugi, si è caratterizzato per un proficuo dialogo tra la filosofa e la comunità di ricerca IRPPS, e in particolare le ricercatrici Teresa Pullano, Angela Toffanin e Beatrice Busi, che ne hanno introdotto l’intervento, mettendo in luce in che modo il lavoro di Fraser fornisca strumenti di interpretazione ai fenomeni di violenza domestica in Italia e ai percorsi di soggettivazione nelle democrazie contemporanee.

Sono disponibili: i commenti introduttivi, la registrazione dell’evento e la galleria di immagini.

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PhD in Social and Political Science (SPS)

As part of the PNRR-Fossr project (PNRR-IR 0000008 FOSSR – Fostering Open Science in Social Science Research), the IRPPS in collaboration with Bocconi University has launched a call for access to 1 fellowship for PhD in SOCIAL AND POLITICAL SCIENCE – CNR.

The planned duration of the doctorate is 4 years.

Application closing date: 12 June 2023.

Research must be consistent with the activities of the European research infrastructure known as JRU DASSI/CESSDA. This would include aspects such as any research to use and further develop the FOSSR open cloud services, as well as use and further develop the Social Science Data Archives of Italy (DASSI).

Disciplinary fields covered during the PhD: SECS-P/01 (Political Economy), SECS-P/02 (Economic Policy), SECS P/07 (Business Administration), SECS-P/12 (Economic History), SPS/04 (Political Science), SPS/07 (Sociology), SECS/S04 (Demography).

All information related to the SPS-CNR fellowship is included in the official call.

More information and application procedure on unibocconi website.

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Quali diversità?

21 MAGGIO – GIORNATA MONDIALE DELLA DIVERSITÀ CULTURALE PER IL DIALOGO E LO SVILUPPO

In occasione della “Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo” l’UNESCO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, ricorda il ruolo fondamentale della diversità culturale, che arricchisce le vite delle persone e consente di crescere in un ambiente innovativo, più produttivo ed economicamente conveniente. L’UNESCO, infatti, crede fermamente che la diversità renda le persone più forti e che il rispetto per la diversità culturale sia essenziale per rafforzare il dialogo interculturale, lo sviluppo sostenibile e la pace.

Nell’attuale contesto di guerra ma anche di generalizzata violenza motivata da spinte individualiste molto forti, poter parlare di diversità sembrerebbe anacronistico. Storicamente del resto l’umanità ha vissuto le grandi diversità etniche e/o religiose come fattori di destabilizzazione del potere che hanno determinato, solo concentrandosi nell’area russa e balcanica, processi di disintegrazione territoriale: si pensi ad esempio agli anni della Rivoluzione bolscevica e della guerra civile (1905/1907), quando finì l’Impero dei Romanov (1917/1919), ma poi anche la dissoluzione della Jugoslavia a partire dal 1991, e negli stessi anni dell’URSS, fino in epoca più recente la Cecenia (1994) e ora in Ucraina.

Eppure, se la storia politica sembra mostrare la predominanza della forza per una presunta affermazione dell’identità nazionale, dall’altra parte la sociologia (con Talcott Parsons, ma non solo) ha affermato che lo sviluppo del sistema sociale si ha con la differenziazione sociale, unica a produrre incrementi di complessità: più complessa e diversa è una società, più ha al suo interno risorse e occasioni di crescita e di sviluppo.

La conseguenza è quindi non tanto l’accettazione o il rispetto del “diverso” ma la valorizzazione del confronto, dello scambio di idee e della crescita personale: attraverso la diversità si arriva alla conoscenza collettiva.

La Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo è un’occasione per celebrare la diversità culturale e tutto il patrimonio immateriale, lingua, tradizioni, usi, pratiche etc., che rafforzino i legami tra le persone e la loro storia. Solo così sarà possibile quello che l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile indica come un mezzo di cambiamento e di sviluppo, ovvero la cultura e il potenziale creativo delle diverse culture presenti nell’umanità.

In questo senso, il traguardo non è la semplice “accoglienza culturale”, bensì la creazione di una cultura condivisa che nasce dal confronto reciproco, dal dialogo e dall’incontro, dalla co-esistenza.

Come studiare gli interventi pratici per sostenere le diversità culturali?

Nello spirito di una cultura dell’incontro e dello scambio, il CNR-Irpps sta svolgendo un progetto di ricerca valutativa che ha un forte valore pratico. Si tratta di una attività di Valutazione della Strategia Rom, Sinti e Caminanti elaborata dal Governo italiano per gli anni 2012-2020. Tale progetto vuole consentire al CNR, insieme a UNAR- Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, di definire un modello di monitoraggio e valutazione per la nuova Strategia prevista per gli anni 2021-2030.

È un impegno importante, condiviso con la struttura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’UNAR appunto, deputata dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità, in altre parole dallo loro “diversità”. Si ricordi che l’UNAR è stato istituito nel 2003 (d.lgs. n. 215/2003) in seguito a una direttiva comunitaria (n. 2000/43/CE), che impone a ciascun Stato Membro di attivare un organismo appositamente dedicato a contrastare le forme di discriminazione; in particolare, UNAR si occupa di monitorare cause e fenomeni connessi a ogni tipo di discriminazione, studiare possibili soluzioni, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani e delle pari opportunità e di fornire assistenza concreta alle vittime.

Il CNR-Irpps affianca il Governo nel creare un “circolo virtuoso” di raccolta ed elaborazione di informazioni, in cui l’integrazione delle comunità Rom, Sinte e Caminanti sia elemento prioritario di riferimento per processi di inclusione che non riguardano solo le popolazioni minoritarie, ma che possano individuare un approccio sociale di tipo integrato e sostenibile nel medio-lungo termine, con particolare riguardo a quattro assi di intervento (che sono: istruzione, lavoro, salute e casa).

Testo a cura di Marco Accorinti

Per approfondire:

A. R. Calabrò, Zingari, Storia di un’emergenza annunciata, Liguori edizione, Napoli, 2008

T. De Mauro, Le parole e i fatti, Edizioni Riuniti, Roma, 1977

Z. Lapov, Vacaré romané? Diversità a confronto: percorsi delle identità Rom, Franco Angeli, Milano, 2004

L. Piasere, Un mondo di mondi. Antropologia delle culture Rom, L’Ancora, Napoli, 1999

L. Piasere, I rom d’Europa. Una storia moderna, Laterza, Roma-Bari, 2004

E. Rodari, Rom, un popolo, diritto a esistere e deriva securitaria, Edizioni punto rosso, Milano, 2008

C. Vallini (a cura di), Minoranze e lingue minoritarie, Convegno Internazionale, Istituto universitario orientale, Napoli, 1996

K. Wiernicki, Nomadi per forza: storia degli zingari, Rusconi, Milano, 1997.

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Osservatorio Tendenze Giovanili premiato al Forum PA 2023

L’Osservatorio Tendenze Giovanili (OTG) è stato premiato al  Forum PA nella categoria “parità di genere” del Premio PA sostenibile 2023.

Il premio è promosso da FPA e ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, con l’obiettivo di valorizzare esperienze, soluzioni e progetti realizzati da amministrazioni (centrali e locali), ma anche da associazioni e start up, per promuovere e sostenere il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità (Sustainable Development Goals – SDGs) fissati nell’Agenda 2030 dell’ONU.

Tra le motivazioni del premio si legge: Obiettivo generale del progetto “Osservatorio sulle Tendenze Giovanili” è stata la promozione di pari opportunità di genere e inclusione giovanile mediante il contrasto di devianza, violenza, condizionamenti sociali (stereotipi e pregiudizi) con particolare attenzione al genere e disagi psicologici. L’OTG è stato composto da tre moduli di intervento. Il primo di questi ha riguardato scuole primarie di Roma, il secondo scuole secondarie di secondo grado d’Italia e il terzo la costruzione dell’Agenda delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza. Le attività di questi moduli, che hanno costituito una linea unitaria di intervento, hanno permesso di produrre una nuova a dettagliata conoscenza circa l’universo giovanile, erogare attività di formazione in tema di disagi, devianza e condizionamenti sociali e definire azioni atte alla promozione di benessere, pari opportunità e inclusione(https://www.forumpa.it/progetti/forum-pa-2023-i-vincitori-del-premio-pa-sostenibile-2023/).

L’OTG è un progetto a cura del gruppo di ricerca su Mutamenti sociali, valutazione e metodi (MUSA) dell’IRPPS, a cui lavorano in particolare Antonio Tintori, referente, Loredana Cerbara e Giulia Ciancimino.

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Ilaria Di Tullio nominata Gender Equality Officer

Ilaria Di Tullio, ricercatrice IRPPS dal 2016, è stata nominata Gender Equality Officer (GEO) per il Consiglio nazionale delle ricerche.

La figura del GEO è stata istituita con il Piano di Genere 2022-2024, il documento programmatico che promuove la parità di genere all’interno del Cnr e dei suoi Istituti, stabilendo linee di intervento in diversi ambiti:

  • nelle posizioni di vertice e negli organi decisionali
  • nel reclutamento e nelle progressioni di carriera
  • nella creazione di un ambiente che favorisca l’equilibrio vita privata/vita lavorativa
  • nell’integrazione della dimensione di genere nella ricerca
  • nella prevenzione e contrasto a discriminazioni, molestie e mobbing.

Questa figura sarà chiamata ad operare, insieme al tavolo di lavoro permanente per l’implementazione del Piano per la Parità di Genere del CNR, favorendo l’attivazione di sinergie interne all’Ente al fine di raggiungere gli obiettivi definiti dal piano (es. Presidenza, Direzione Generale, Direzioni centrali, CUG, Sindacati).

La dott.ssa Di Tullio ha lavorato per diversi anni su questi temi, ha partecipato alla redazione del Bilancio di Genere e fa parte dell’osservatorio Genere-Talenti (GETA).

A lei vanno i migliori auguri di tutta la comunità della ricerca IRPPS.

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Assortment of sport equipment on yellow background, top view

Sport per l’inclusione: tra stereotipi e potenzialità

La Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace ha luogo ogni anno il 6 aprile. È stata indetta dieci anni fa dalle Nazioni Unite, per riconoscere “il ruolo positivo che lo sport e l’attività fisica giocano nelle comunità e nelle vite delle persone in tutto il Mondo” (https://www.un.org/en/observances/sport-day) 

Dall’emancipazione di donne e ragazze, giovani, persone con disabilità e altri gruppi emarginati al progresso di obiettivi di salute, sostenibilità e istruzione, lo sport offre – secondo le Nazioni Unite – un enorme potenziale per il progresso degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e per la promozione della pace e dei diritti umani.  

Ma come mettere in pratica tale potenziale? 

Secondo le analisi condotte in questi anni da ricercatori e ricercatrici dell’IRPPS – all’interno, in particolare, delle attività del Gruppo di ricerca Musa (Mutamenti sociali, valutazione e metodi) – non basta fare sport per interiorizzare un sistema di regole e valori per l’integrazione sociale. Accanto alle azioni di promozione dello sport, necessarie per spingere a stili di vita salutari, è fondamentale promuovere una didattica strutturata dello sport. 

Come mostrano, tra le altre, le evidenze di un’indagine condotta in Italia nel 2017, il potenziale ruolo educativo dello sport non è un valore esplicito incorporato nella sua pratica. Si veda su questo l’articolo del 2021 di Tintori, Ciancimino, Vismara e Cerbara Sports as education: Is this a stereotype too? A national research on the relationship between sports practice, bullying, racism and stereotypes among Italian students. 

Lo studio, che ha coinvolto un campione rappresentativo di 4011 studenti e studentesse tra i 14 e i 16 anni, è stato condotto attraverso un questionario focalizzato su caratteristiche socio-demografiche, esperienze di vita, relazioni e comportamenti interpersonali, adesione a stereotipi e pregiudizi. 

Alcuni tra i dati di interesse mostrano che metà del campione ritiene che sia effettivamente meglio avere un allenatore uomo (ma la maggioranza di coloro che concordano su questa affermazione sono gli stessi maschi: 27% contro il 10% delle femmine) e circa un terzo degli studenti ritiene che alcuni sport non siano adatti alle donne (il 23% delle donne e il 41% dei maschi concordano con tale affermazione). Circa un giovane su dieci ammette che la violenza nel tifare la propria squadra è da considerarsi un fatto accettabile (7% donne e 17% uomini). Discorso analogo si può fare per gli stereotipi etnici, rispetto ai quali si rileva che circa un terzo degli studenti si sente minacciato nella propria incolumità dalla presenza degli immigrati (32% femmine e 39% maschi). Per una quota simile di giovani, gli stranieri sono considerati criminali (25% donne e 35% uomini); infine, gli studenti di solito tendono a pensare che gli immigrati siano persone che in realtà rubano il lavoro agli italiani (26% donne e 38% uomini). 

Dalle analisi emerge come gli e le adolescenti che praticano sport al di fuori della scuola abbiano un aumento dei loro livelli di tolleranza nei confronti del bullismo e del razzismo. Inoltre, coloro che praticano sport tra i rispondenti hanno opinioni altamente stereotipate sui ruoli di genere e sulla diversità etnica. 

Comparando questi risultati con le variabili socio-demografiche, i modelli elaborati dai ricercatori mettono in luce che la pratica sportiva non può essere considerata più influente di altre variabili demografiche, come il genere, la provenienza e lo status culturale della famiglia di origine. La pratica sportiva non è quindi un inibitore del bullismo e del razzismo. 

L’indagine dimostra, dunque, la neutralità della pratica sportiva in Italia rispetto all’inclusione sociale e alla diffusione di valori positivi, ma non ne nega le potenzialità. Accanto alla promozione del benessere individuale, infatti, il mondo dello sport è un ambiente in cui i giovani possono espandere le reti amicali ed entrare in contatto con le diversità sociali, sperimentando atteggiamenti e modelli comportamentali.  

Per diffondere valori sociali positivi e promuovere l’inclusione sociale attraverso lo sport, secondo lo studio, è necessario superare due limiti: la disuguaglianza nelle opportunità sportive tra gli studenti e la debolezza del rapporto tra sport e pedagogia. La necessità è, dunque, quella di formare i formatori. Coloro che hanno la responsabilità della preparazione fisica dei minori dovrebbero essere inseriti in percorsi di formazione che preveda una preparazione anche sui temi dell’inclusione. 

A cura di Monia Torre con il contributo scientifico di Loredana Cerbara.

Per approfondire:

  • Cerbara L. (2019). Spunti di rifessione sulla didattica dello sport dentro e fuori la scuola a partire dai risultati delle indagini ‘Fratelli di sport’. La Critica Sociologica, vol. LIII, n. 212 (4), Inverno 2019, pp. 42-57 (7) [DOI: 10.19272/201901204005; ISSN 0011-1546 / ISSN elettronico 1972-5914]
  • Tintori A. (2019). La multilateralità sociale dello sport e il suo mancato investimento. La Critica Sociologica, vol. LIII, n. 212 (4), Inverno 2019, pp. 49-55 (7) [DOI: 10.19272/201901204005; ISSN 0011-1546 / ISSN elettronico 1972-5914]
  • Tintori A. (2019). L’integrazione sociale come processo reciproco. Opportunità e stereotipi nel caso dello sport, Le nuove frontiere della scuola, n. 49, La reciprocità, anno XVI, febbraio. La Medusa Editrice, pp. 93-100 [ISSN: 2281-9681]
  • Accorinti M. Caruso M. G., Cerbara L., Menniti A., Misiti M., Tintori A. (2018). “Non conta se siamo stranieri, dobbiamo giocare tutti insieme.”, Roma: Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali. (IRPPS Working papers n. 106/2018)
  • Caruso M. G., Cerbara L., Menniti A., Misiti M., Tintori A. (2018). “Sport e integrazione per gli adolescenti italiani. Indagine 2017”, Roma: Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali. (IRPPS Working papers n. 108/2018)

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colorful paper cut figures of lgbt pride on grey background, lgbt concept

Discriminazioni e disuguaglianze

Tra diseguaglianze e discriminazione esiste uno stretto rapporto. Come sottolinea Therborn: “la diseguaglianza significa sempre escludere alcune persone da qualcosa. Quando non uccide letteralmente le persone o ne blocca la vita, disuguaglianza significa esclusione: escludere le persone dalle possibilità prodotte dallo sviluppo umano” ( Therborn, 2013: 21).

E l’esclusione ingiustificata è una forma di discriminazione, la quale se esercitata sistematicamente contro minoranze conduce a vere e proprie forme di segregazione razziale. Forme particolarmente odiose di discriminazione sulla base della “razza” da parte di istituzioni e sistemi politici, economici o legali si sono registrate sia in sistemi politici formalmente democratici che in tempi relativamente recenti.

Nel Sud degli Stati Uniti, le leggi Jim Crow e la segregazione razziale legale nelle strutture pubbliche sono esistite dalla fine del XIX secolo fino agli anni Cinquanta; mentre in Sudafrica, l’abolizione delle principali leggi segregazioniste è stata ratificata nel 1991, determinando la fine dell’apartheid.

Tuttavia, secondo alcuni autori (Bartoli, 2012), neppure le società democratiche rette da istituzioni improntate ai principi di uguaglianza e giustizia, sono esenti da forme di “razzismo sistemico” (o “democratico”), che colpiscono soprattutto alcune tipologie di persone (ad esempio immigrati, Rom o anche poveri estremi). 

Nel caso italiano, forme legali di esclusione derivano in misura significativa dal modo in cui il Paese ha affrontato il problema migratorio, riconducendolo soprattutto a problema di ordine pubblico. Tale approccio ha determinato effetti anche sulle prassi amministrative (sovente respingenti) delle amministrazioni locali in tema di registrazione anagrafica, – e di conseguenza di accesso alle prestazioni di welfare comunale – per determinate categorie di persone in condizioni di irregolarità amministrativa, perché prive della residenza anagrafica e dunque di documento di riconoscimento.

Tale condizione caratterizza in particolare la componente di origine bosniaca della popolazione Rom (fuggita dalla guerra nei Balcani negli anni ’90), presente a Roma.

Molte famiglie sono prive di documenti (sono apolidi di fatto), e vivono da lungo tempo in campi che sono stati dichiarati in via di chiusura dall’amministrazione capitolina. I loro figli, nati e cresciuti in Italia, al compimento della maggiore età per restare nel Paese devono fare richiesta di un permesso di soggiorno. Tale richiesta, tuttavia, incontra spesso ostacoli presso gli uffici immigrazione per la mancanza del requisito della residenza anagrafica della famiglia; residenza che non viene concessa dagli uffici anagrafici se si vive in campi ufficialmente dichiarati in via di chiusura. Come sottolineano gli operatori di terzo settore che lavorano con i Rom:

“Chi non è già uscito ma vorrebbe farlo si trova quindi impigliato in un circolo vizioso difficile da spezzare”.

È il caso di sottolineare come questa situazione abbia conseguenze paradossali: se, da un lato, esclude questa componente della popolazione presente dall’integrazione nella comunità territoriale; dall’altro, la rende permanentemente assistita, esponendo costantemente i Rom a stigma sociale.

In ogni caso, la difficoltà di regolarizzare la propria posizione anagrafica non è solo un problema dei Rom: anche gli immigrati che per l’alto costi degli affitti si risolvono a vivere in stabili occupati non riescono a fissare la propria residenza anagrafica.

Infatti, l’articolo 5 della legge 23 maggio 2014 n. 80 – contenente “Misure urgenti per l’emergenza abitativa, per il mercato delle costruzioni e per Expo 2015” – la cosiddetta legge Lupi, impedisce alle società di servizi di attivare utenze in stabili occupati abusivamente, e dunque proibisce di fissare la residenza in quegli stabili. Di conseguenza, non consente il rilascio di documenti di identità alle persone senza dimora.

(A questo proposito, proprio per consentire alle persone in condizioni di fragilità e precarietà abitativa di poter registrare la residenza in immobili occupati, a Roma il sindaco – che, va ricordato, in quanto ufficiale di governo può promuovere una regolarizzazione amministrativa in quanto ha l’obbligo della corretta tenuta dei registri anagrafici – ha di recente emanato una direttiva volta a consentire all’amministrazione di agire in deroga all’art.5 della legge Lupi. Su tale direttiva, però, il prefetto di Roma ha chiesto l’istituzione di un tavolo tecnico per approfondimenti sulla sua applicazione.)

Questi casi, più che descrivere forme di “razzismo sistemico”, evidenziano i limiti della politica migratoria nazionale, fortemente condizionata dalle dichiarazioni di emergenza migratoria e dall’esigenza di controllo dei flussi di ingresso. Tale situazione ha creato un problema di implementation deficit (Macioti, Pugliese, 2005) vale a dire di scarsa implementazione delle politiche di integrazione per gli immigrati, pur formalmente previste dal testo unico sull’immigrazione. Ciò ha fatto sì che i diritti dei migranti – come osserva Lydia Morris – “non sono più evidenti o assoluti ma sono associati strettamente con il controllo e si localizzano su un terreno sdrucciolevole soggetto a negoziazioni politiche” (cit. in Macioti Pugliese, 20053 ed.: 107). Ciò significa – come sottolinea Pugliese – che “se viene promulgata una legge – o semplicemente emanata una circolare – più restrittiva (che rende più difficile restare in una condizione di regolarità o che semplicemente impone nuove condizioni e nuova documentazione per l’accesso a un beneficio), gli immigrati possono perdere un diritto già acquisito” (Macioti, Pugliese, 2005: 107).

Tale situazione determina, dunque, condizioni di discriminazione per quelle categorie (i migranti, ma non solo) che mal si adattano alle condizioni di meritevolezza di volta in volta fissate dai governi.

Contributo a cura di Dante Sabatino, in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della discriminazione razziale 2023.

Bibliografia

C. Bartoli, Razzisti per legge. L’Italia che discrimina, Editori Laterza, Roma-Bari 2012
M. I. Macioti, E. Pugliese, L’esperienza migratoria. Immigrati e rifugiati in Italia, Editori Laterza, Roma-Bari 20053 ed.
G. Therborn, The Killing Fields of Inequality, Polity Press, Cambridge UK 2013

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Progetto Arpa

Progetto Ar.Pa.

Tiziana Tesauro, ricercatrice dell’IRPPS a Fisciano, ha partecipato oggi alla presentazione del progetto “Ar.Pa- Arte, Partecipazione, Abitanza”, nato dalla collaborazione tra CNR-IRPPS di Fisciano, Ecosmed, il dipartimento Cospecs dell’Università di Messina e la coop. Giolli di Parma.

Con i laboratori di “teatro dell’oppresso” e “documentario partecipato”, Ar.P.A. intende proseguire e consolidare i processi di rigenerazione dello spazio urbano e di partecipazione culturale che hanno accompagnato la nascita del “Giardino delle Zagare” a Fondo Saccà, oggi sede del centro socioeducativo “Il Melograno”.

L’incontro odierno, a tu per tu con cittadini e abitanti, è stato il primo passo per continuare a disegnare insieme lo spazio sociale attraverso l’arte e la ricerca sociale.

Qui la brochure dei laboratori.

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Hiring

Bandi PNRR – IRPPS assume


Per contribuire al progetto FOSSR (Fostering Open Social Science Research), l’Istituto ha aperto 7 posizioni a tempo determinato rivolte a diverse figure professionali, specializzate in data science, informatica e statistica, ma anche comunicazione, scienze sociali e progettazione.

IRPPS
L’IRPPS è un istituto di ricerca interdisciplinare che svolge studi su tematiche sociali, demografiche e migratorie; sistemi di welfare; politiche sociali; politiche della scienza e della tecnologia e dell’alta formazione e sul rapporto tra scienza e società.
L’IRPPS conta circa 40 ricercatori a tempo pieno o parziale, 30 ricercatori associati e 20 ricercatori post-doc.

Informazioni su FOSSR
FOSSR si propone di sviluppare l’Open Science nel contesto italiano con l’obiettivo di creare strumenti e servizi per la comunità degli studiosi di scienze sociali che coinvolga le infrastrutture di ricerca coordinate dal CNR: CESSDA, SHARE, RISIS.
La piattaforma fornirà un unico punto di accesso a tutti gli strumenti e i servizi dell’Open Science Cloud italiano, sulla falsariga del progetto europeo Open Science Cloud


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