Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali

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Category: News

Progetto VIVA a ECDV e ESPAnet

Nel mese di settembre, il gruppo di ricerca coinvolto nel progetto VIVA (Valutazione e Analisi degli interventi di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne) ha partecipato a importanti occasioni di confronto con la comunità scientifica, in cui ha condiviso prospettive e risultati da cui partire per le prossime indagini qualitative su empowerment delle donne vittime di violenza e sui Centri per autori di violenza.

Due poster sono stati presentati all’European Conference on Domestic Violence (ECDV) di Reykjavik.

Il primo – Networking to prevent and combat male violence against women a cura di Francesca Proia, Maria Dentale, Pietro Demurtas, Alice Mauri – riporta dati relativi all’analisi del sistema antiviolenza italiano come un universo complesso e diversificato.

Fig. 1 Il poster Networking to prevent and combat male violence against women


Il secondo – Defining the effectiveness of perpetrator programs from a practice-based perspective a cura di Pietro Demurtas e Caterina Peroni – mostra alcuni dei risultati dell’indagine appena conclusa sui Centri per Uomini Autori di Violenza (CUAV).

Fig. 2 Il poster Defining the effectiveness of perpetrator programs from a practice-based perspective

Nell’ambito della XVI Conferenza ESPAnet Italia, Beatrice Busi e Angela Toffanin hanno, inoltre, presentato un contributo sulla condizionalità nelle misure di empowerment economico, lavorativo e sociale nelle politiche antiviolenza.

Vai al sito del progetto VIVA.

A cura di Monia Torre, con il supporto scientifico di Pietro Demurtas, Alice Mauri, Angela Toffanin.

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Premio “ATENƏ del CNR”

L’IRPPS, attraverso il progetto “H2020 MINDtheGEPs”, bandisce un concorso rivolto alla rete scientifica Cnr per tre premi di €1.500 (millecinquecento) ciascuno per i migliori prodotti (articoli, atti, protocolli etc.) che abbiano contribuito in modo significativo all’innovazione scientifica integrando la prospettiva di genere nelle domande di ricerca, nel disegno e nei risultati.

L’obiettivo del concorso è quello di valorizzare le cosiddette gendered innovations, approccio che usa metodi di analisi delle variabili di sesso, genere e intersezionalità per creare nuova conoscenza scientifica, rendendola rigorosa, riproducibile, socialmente rilevante e responsabile. Tale approccio può e dovrebbe essere applicato ad ogni campo del sapere scientifico.

Il Premio è coordinato dal gruppo di ricerca del progetto MINDtheGEPs, che ha già promosso diverse iniziative volte a implementare la parità di genere all’interno del Cnr.

Nell’ambito del concorso, verranno premiati tre lavori, uno per ogni settore ERC (revisione 2021-2022):

– Physical Sciences and Engineering
– Life Sciences
– Social Sciences and Humanities.

Il concorso è rivolto al personale ricercatore, tecnologo, tecnico e assegnista di ricerca del Cnr, sia come singola unità di personale che come gruppo di ricerca, e riguarda lavori pubblicati nel periodo 1° gennaio 2020 – 31 dicembre 2022.

La scadenza è fissata al 25 settembre 2023. Per inviare la propria candidatura scrivi a Posta Elettronica Certificata (PEC) a protocollo.irpps@pec.cnr.it.

Allegati e link:

Per informazioni:
Nicolò Marchesini
Cnr-Irpps
nicolo.marchesini@irpps.cnr.it
Ufficio Comunicazione Cnr-Irpps, email: comunicazione@irpps.cnr.it

La notizia è stata pubblicata sul sito cnr.it il 25 luglio 2023.

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Call for Paper – Welfare & Ergonomia

La Rivista Welfare&Ergonomia (Fascia A, Anvur, Edita Franco Angeli) ha aperto la call for papers n.1, 2024 “Sfruttamento del lavoro, diritti e salute nella società contemporanea”, a cura di Marco Omizzolo.

Questo numero di W&E indagherà l’organizzazione, la diffusione e l’evoluzione del sistema di sfruttamento del lavoro e dei suoi effetti sulla salute psico-fisica e sul sistema di welfare in Italia. Le proposte possono essere di tipo sia teorico che empirico.

Per la sottomissione, bisogna inviare un abstract di circa 3.000 caratteri (spazi inclusi) entro il 13 ottobre 2023 a omizzolomarco@gmail.com; welfarergonomia.rel@irpps.cnr.it.

Call for abstract (pdf)
Call for abstract EN (pdf)

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Risultati preliminari del progetto VIVA presentati all’Osservatorio sulla violenza nei confronti delle donne

Sono stati presentati Osservatorio sul fenomeno della violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica i risultati preliminari della seconda indagine sui Centri per uomini autori di violenza – condotta nell’ambito del progetto VIVA.

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PhD – borse FOSSR/CESSDA

Nell’ambito del progetto FOSSR – Fostering Open Science in Social Science Research (PNRR-IR 0000008) e della Joint Research Unit DASSI/CESSDA, l’IRPPS contribuisce a:

  • n.2 (due) borse di studio per la frequenza del Corso di dottorato di ricerca in “Scienze Sociali e Statistiche” – XXXIX CICLO – Università degli Studi Federico II per lo svolgimento di attività di ricerca sulla seguente tematica di ricerca: “Miglioramento dei servizi di open cloud previsti dal progetto FOSSR e delle basi dati DASSI, nodo italiano di CESSDA”.
    Scadenza 2 agosto 2023 Bando (pdf), come partecipare.
  • n.1 borsa di studio per la frequenza del Corso di dottorato di ricerca in “Economic Sociology, Organization and Labor (ESOL)”- XXXIX CICLO – Università degli Studi di Milano per lo svolgimento di attività di ricerca: “metodi di scienza sociale computazionale per ricerche di tipo popolazionale su rilevanti fenomeni socio-economici”.
    Scadenza 26 luglio 2023 Bando (pdf), come partecipare.

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Informatica sociale e popolazione

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Informatica sociale e popolazione

Intervista ad Patrizia Grifoni, demografa nel gruppo di ricerca Informatica Sociale e Technology assessment . 11 luglio 2023 (Giornata mondiale della popolazione)

Qual è la situazione in Italia rispetto all’impatto delle ICT (le tecnologie della comunicazione e informazione) sulla popolazione?

Opportunità e criticità legate all’uso delle ICT sono sicuramente emerse durante il periodo pandemico. Secondo l’Istat, nel 2022 c’è stato un aumento percentuale significativo del numero di persone (dai sei anni in su) che hanno navigato online, rispetto alle osservazioni di anni precedenti, così si è registrata anche una grossa crescita delle vendite on-line. Ovviamente è facile ricondurre questa accelerazione al periodo di isolamento. Tuttavia, sempre secondo l’Istat, nel 2021 poco meno della metà della popolazione residente in Italia ha competenze digitali almeno di base, con un divario piuttosto elevato rispetto a diversi Paesi europei.
Se è vero che la consuetudine nell’uso delle tecnologie aiuta ad acquisire fiducia, è fondamentale lavorare sulla consapevolezza del funzionamento di tali tecnologie e sui rischi che possono comportare.

Nel vostro gruppo di ricerca, informatica sociale e technology assessment, avete condotto alcuni studi proprio sul processo di digitalizzazione forzato dagli eventi pandemici. Cosa è emerso?

Analizzando l’uso massivo che scuole e università hanno dovuto fare delle ICT abbiamo visto come, da una parte, questo abbia accelerato la diffusione nell’uso delle tecnologie digitali, ma dall’altra abbia evidenziato le debolezze. Queste hanno riguardato non solo le carenze a livello di connessione in molte aree e la mancanza di dispositivi disponibili nella comunità studentesca e docente, accentuate dalle diverse condizioni economiche. È emersa soprattutto la necessità di modelli pedagogici innovativi, in grado di coinvolgere la classe anche a distanza. Quello che le esperienze successive ci hanno mostrato è che la didattica scolastica è difficilmente sostituibile dalla modalità online, perché il contatto umano resta centrale, ma gli strumenti possono essere complementari e supportare apprendimento e coinvolgimento.

Un argomento di cui si parla sempre più frequentemente è l’uso dell’intelligenza artificiale (AI)…

Si, l’uso dell’AI è quotidiano e diffuso, pensiamo agli strumenti come gli assistenti vocali, che ci aiutano a calendarizzare e organizzare le nostre attività, o agli impieghi dell’IA in medicina nella fase di diagnosi ma anche nella ricerca sulle terapie, che possono farsi sempre più personalizzate. Questo è un campo in cui la ricerca e le stesse aziende farmaceutiche stanno investendo moltissimo e verso cui le persone nutrono una certa fiducia.
Ci sono anche gli impieghi legati alla sicurezza, sia nel settore ambientale, dove l’intelligenza artificiale può aiutare a prevedere e prevenire eventi catastrofici, ma anche intesa in termini di sicurezza e controllo sociale.

Per esempio?

Sistemi di telecamere collegate a strumenti di AI permettono un controllo pervasivo degli spazi pubblici, per esempio gli aeroporti, consentendo di individuare in maniera rapida comportamenti potenzialmente a rischio. Questo avviene anche con alcuni sistemi di sicurezza degli ambienti privati, spesso utilizzati per monitorare per esempio gli anziani soli; si tratta di sistemi che allertano se intercettano una situazione di pericolo.

Quali sono le implicazioni di questo tipo di utilizzo?

Naturalmente questi impieghi pongono dei problemi etici e di privacy non banali, sull’essere costantemente monitorati e sull’uso di queste informazioni.

Come valuti il dibattito pubblico su questi temi?

Nella comunità scientifica l’attenzione a questi aspetti è molto forte, mentre non mi sembra sia lo stesso nelle persone (general public). Prendiamo proprio ad esempio strumenti gli allarmi che si istallano in casa contro i furti. Quanto più sono controllabili a distanza tanto più è possibile un’intrusione. Avere questa consapevolezza sarebbe importante, non per non usare questi strumenti, ma per decidere come farlo al meglio. È un po’ il discorso che si fa con i social network. Non sempre chi li usa è consapevole di essere in un “luogo” pubblico e questo emerge anche dai molti casi di fenomeni aggressivi che avvengono online. L’educazione all’uso di questi strumenti è davvero importante.

Torniamo a quello che dicevi prima, al fatto che l’Italia è uno degli ultimi paesi per skill digitali, che significa proprio conoscenze delle tecnologie ma anche conoscenze dei rischi. Secondo te chi ha il compito fornire questa formazione?

Scuola e università hanno sicuramente un ruolo importantissimo. E questo non solo se pensiamo alle nuove generazioni. Abbiamo già osservato in molte esperienze che mandare un messaggio a un bambino significa educarne tutta la famiglia. Anche programmi nazionali che promuovano azioni specifiche da condurre anche con il supporto di associazioni di volontariato e altri attori. sono importanti, come lo sono stati, per esempio, nella diffusione di strumenti per combattere il bullismo. Tutte queste tecnologie hanno un enorme potenzialità se utilizzate bene. Per utilizzarle bene è necessario lavorare in maniera capillare alla diffusione di una conoscenza tanto delle tecnologie quanto dei loro impatti positivi e negativi.

Quali fenomeni ci permette di comprendere lo studio del comportamento della popolazione online?

Un po’ tutti i comportamenti sociali si riflettono online, molti studi riguardano, per esempio, i fenomeni di violenza di genere, di cyberbullismo ecc. Le Big Company l’hanno capito prima di tutti e hanno cominciato a profilarci per predire e forse anche indurre i bisogni e, quindi, organizzare il loro business plan al meglio. Alla fine è qualcosa che hanno capito e iniziato a fare anche nella politica. Torniamo quindi al discorso della consapevolezza…

Quali sono gli equilibri pubblico/privato in questo senso?

Un aspetto interessante è l’utilizzo che le grandi compagnie private hanno fatto o possono fare di idee e input che vengono dalle comunità online, e che possono riprendere, ingegnerizzare e rivendere. Un caso particolare è quello dei software open, che vengono resi disponibili in maniera aperta e i cui codici sono disponibili e modificabili con il vincolo che devono essere riproposti al pubblico sempre in maniera aperta. C’è sempre il rischio che questo non accada, anche se ormai la disponibilità di strumenti open è sempre più diffusa. C’è anche un tema di sostenibilità economica. Mentre chi lavora nel pubblico può riuscire a sposare questo modello, può essere più difficile per piccole compagnie che difficilmente riescono usare strategie completamente aperte, a meno che non siano pienamente inserite in un flusso di progettazione europea che richiede che venga adottato questo approccio.
D’altra parte, questo approccio sta davvero cambiando il mondo della ricerca, favorendo una circolazione molto più ampia di strumenti e idee.

A cura di Monia Torre

Leggi anche:
Invecchiamento demografico, migrazioni e modelli famigliari – Intervista ad Angela Paparusso
Popolazione ed economia – intervista a Daniele Archibugi

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Invecchiamento demografico, migrazioni e nuovi modelli famigliari

Intervista ad Angela Paparusso, demografa nel gruppo di ricerca Popolazioni e Migrazioni. 11 luglio 2023 (Giornata mondiale della popolazione)

Parlando di popolazione ci sono diversi “record” che sono stati segnati nell’ultimo anno a livello mondiale…

Uno è stato sicuramente a fine 2022 il superamento degli 8 miliardi di abitanti della Terra, avvenuto con una crescita della popolazione a livello mondiale inferiore all’1%, mentre è atteso il superamento dei 9 miliardi di abitanti entro il 2050.

Questo significa che abbiamo un mondo spaccato a metà, in cui ci sono dei paesi che crescono a una velocità decisamente sostenuta – in questo contesto evento importante è stato il soprasso in termini di numerici dell’India rispetto alla Cina – rispetto a un’altra parte del mondo, i paesi occidentali principalmente, che invece registra una crescita negativa.

È quello che sta succedendo, per esempio, in Italia…

Si tratta di una crescita negativa determinata dall’invecchiamento demografico, che è legato da una parte all’aumento della speranza di vita di uomini e donne e, dall’altra, alla riduzione della fecondità. In Italia il tasso di fecondità totale, per esempio, è di 1,3 figli per donna, in un contesto europeo dove la fecondità non supera i 2,1 figli per donna, la cosiddetta “soglia di sostituzione” per cui la coppia lascia in eredità sé stessa, mettendo al mondo un po’ più di due figli per coppia.

Quali sono le conseguenze dell’invecchiamento demografico?

L’invecchiamento demografico di per sé non è un problema, perché si vive più a lungo e tendenzialmente cerchiamo di vivere meglio. Questo fenomeno ha però conseguenze che riguardano principalmente il tema della sostenibilità economica: si riduce la popolazione in età lavorativa e si assottiglia la fascia di popolazione che contribuirà alle pensioni degli anziani di domani.

Un altro aspetto è legato al territorio. Ci sono aree del paese che stanno subendo un processo di spopolamento, in Sardegna o le zone interne del Sud Italia, dove la fecondità è abitualmente più basse del Nord Italia.

Spesso si parla della relazione tra invecchiamento demografico, nuovi modelli famigliari e migrazioni…

I modelli familiari sono cambiati rispetto al passato, le migrazioni per quanto ci riguarda sono un fattore che non può invertire questa tendenza ma può sicuramente, e in passato ha già, mitigato l’invecchiamento demografico. Lo fa con delle popolazioni che hanno una struttura demografica più giovane e che, almeno all’inizio, fanno un numero di figli più elevato anche se poi la tendenza è quella di adeguarsi alle strutture demografiche in cui le persone vivono.

Perché le migrazioni possono solo mitigare ma non invertire le dinamiche dell’invecchiamento demografico?

Prendiamo il caso dell’Italia, servirebbe un numero di migranti molto importante, che non è realistico e forse neanche troppo sostenibile da diversi punti di vista. Ma anche perché le popolazioni emigrate si adattano. Pensando sempre all’Italia che, contrariamente a quello che si crede, è destinazione di una migrazione soprattutto dall’Europa dell’est di donne che vengono in Italia alla fine dell’età feconda, mentre è spesso solo un paese di transito per popolazioni provenienti da paesi che stanno vivendo un’esplosione demografica che crea loro una finestra di opportunità che fa in modo che queste persone domandino opportunità risorse e istruzioni lavoro fuori dai confini nazionali. Questo ci fa capire la strutturalità del fenomeno migratorio, caratterizzato da questioni demografiche a valle e a monte.

Cosa può fare la politica?

Sarebbe auspicabile che la politica fosse in grado di inquadrare tanto la migrazione quanto la fecondità in un’ottica di lungo periodo.

La migrazione non è qualcosa che subiamo ma è un tratto costitutivo della nostra realtà, che ci può aiutare a tamponare una situazione di crisi che viviamo anche a livello di popolazione. Questo significherebbe aprire delle vie legali della migrazione per far sì che le persone non cerchino di insinuarsi nelle pieghe di sistemi che chiudono le porte di accesso. Allo stesso modo, bisognerebbe maggiore attenzione a una questione spesso sottovalutata che è quella dell’emigrazione, per cui molti giovani, ma non solo, vanno all’estero per motivi non solo di studio ma anche lavorativi.

Lo stesso vale per il problema della fecondità. La politica dovrebbe considerare che per poter invertire certe tendenze non basta dare incentivi economici ma bisogna attuare delle politiche di lungo periodo di diffusione più capillari dei servizi che aiutino le coppie, le famiglie, ad avere dei bambini e soprattutto a bilanciare la vita privata e lavorativa.

Per esempio?

I nostri studi hanno dimostrato come solamente mettendo a disposizione asili nido e servizi per l’infanzia in maniera più capillare si possa effettivamente avere un piccolo aumento della fecondità. Così come aiuterebbe una divisione dei ruoli in famiglia più equa. Un tema che non è questione del singolo ma che deve essere veicolato maggiormente a livello di dibattito pubblico.

A cura di Monia Torre

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– Informatica sociale e popolazione – Intervista a Patrizia Grifoni
Popolazione ed economia – intervista a Daniele Archibugi

 

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3 prospettive sulla Giornata mondiale della Popolazione

In occasione della Giornata mondiale della popolazione, abbiamo raccolto tre diversi punti di vista sullo studio della popolazione nel nostro Istituto.

Con Angela Paparusso, demografa all’interno del gruppo Popolazione e migrazioni, abbiamo parlato di invecchiamento demografico, modelli famigliari e migrazioni.
Con Patrizia Grifoni, ingegnera del gruppo Informatica sociale e Techology assessment, ci siamo soffermati sulle diverse implicazioni sociali nella diffusione delle tecnologie delle comunicazione e informazione (ICT).
A Daniele Archibugi, economista nel gruppo Globalizzazione, ricerca e innovazione, abbiamo chiesto del legame attuale tra dinamiche demografiche ed economia.

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Adolescenti e pornografia – Uno studio del gruppo MUSA

Sempre più pornografia per fruitori sempre più giovani. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista Societies, a cura di Loredana Cerbara, Giulia Ciancimino e Antonio Tintori, IRPPS, e Gianni Corsetti, ISTAT.
 
Oltre a mettere in luce l’aumento dell’uso della pornografia associato a una diminuzione dell’età dei suoi consumatori, la ricerca ha confermato i suoi riflessi sullo sviluppo dell’identità sociale e sessuale. Si tratta di impatti negativi sulle emozioni primarie, sull’autostima e sulla soddisfazione per il proprio corpo negli e nelle adolescenti. Ma lo studio rileva in particolare come l’esposizione precoce alla pornografia abbia effetti anche positivi, ma solo sulle ragazze.  
 
Nei ragazzi si produce infatti un rafforzamento degli stereotipi di genere nel contesto delle relazioni, l’adesione a ruoli di genere anche nell’ambito della sfera sessuale e un aumento della tolleranza verso comportamenti discriminatori, violenti e devianti. Diversamente, per le ragazze la pornografia rappresenta un’esperienza di emancipazione sessuale che, all’opposto dei maschi, supera i confini delle stereotipate gerarchizzazioni degli spazi sociali. Questa diversità è il frutto, secondo gli autori e le autrici, della socializzazione “binaria” ancora oggi preponderante, che riproduce di generazione in generazione stereotipi di genere inducendo a una passiva adesione a predefiniti ruoli sociali maschili e femminili.
 
I risultati di questa ricerca suggeriscono l’importanza e l’urgenza di un’educazione sessuale che venga offerta possibilmente in ambiente scolastico e con la mediazione di professionisti. Ciò, al fine di promuovere un approccio critico – e non solo passivo – in grado di superare il tabù del sesso e di andare oltre la pornografia mainstream, eterosessuale e mascolinizzata, che fornisce un’immagine omologata e irrealistica di corpi, prestazioni sessuali e relazioni sociali.
 
Lo studio è stato condotto con un approccio di ricerca psicosociale ed è tratto dai risultati dell’indagine nazionale Lo stato dell’adolescenza 2023, che ha coinvolto 4288 giovani studenti delle scuole superiori lungo tutta la penisola.
 
A livello internazionale, molti studi hanno indagato gli effetti negativi dell’esposizione precoce alla pornografia, ma i risultati sono spesso controversi, per via dell’utilizzo di tecniche di ricerca diverse e carenze sia metodologiche sia teoriche.

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Società a misura di bici

La bici sta conoscendo una nuova stagione. I dati di vendita, l’espansione del cicloturismo, la diffusione dell’uso cittadino della bici e di veicoli alternativi e in qualche modo riconducibili a forme nuove di mobilità in ambienti poco bike-friendly, la nuova sensibilità culturale verso la transizione ecologica sono tra gli indicatori della sua riscoperta. Nella memoria di molti la bici è associata ad esperienze piacevoli di esplorazione e di libertà. La bici viene considerata una tecnologia conviviale (Illich, 1973; Pivato, 2021), capace di creare modalità di relazione bilanciate con l’ambiente. Molte sono le città e le regioni che hanno investito nella bici e che hanno favorito la moderazione della velocità negli spazi urbani. Nella giornata mondiale della bicicletta, tuttavia, è importante ricordare che la pratica ciclistica non è così diffusa come ci si potrebbe aspettare.

Il ritardo nella ciclomobilità

Per capire le ragioni del ‘ritardo’ nella diffusione della ciclomobilità, che risultano particolarmente significative nel nostro paese, a parte lodevoli eccezioni e a fronte di un notevole incremento del parco bici in circolazione, dal periodo del lockdown in poi, si è sviluppata, attraverso la collaborazione tra ricercatori dell’IRPPS CNR, l’Università di Napoli ‘Federico II’, l’Università di Torino, l’Università di Padova, l’Università di Siena, l’Università di Salerno, Centro di Ricerche FIAB una rete di ricerca nazionale. La rete emergente ha dato luogo ad una serie fortunata di seminari online che è possibile ancora oggi rivedere; ha prodotto, inoltre, una ‘special issue’ sulla rivista Eracle  (Landri & Tirino, 2022) e sta lavorando, infine, ad un libro su bici e società.  La rete, come si è avuto modo di comprendere, è un unicum e tende a ricalcare ‘in piccolo’ la rete internazionale Cycling & Society che da diversi anni costituisce il punto di riferimento della produzione scientifica in questo settore (Cox, 2020; Cox & Bunte, 2018; Equality & Cox, 2020).

Il tema della ciclomobilità è in espansione per numero di pubblicazioni. Si può, quindi, già osservare che il ‘ritardo’ nella diffusione della bici corre in parallelo al ‘ritardo’ dello sviluppo di comunità accademiche che guardino alla bicicletta. La letteratura scientifica sull’auto, al confronto, è ampiamente diffusa.  La riscoperta della bici, anche sul piano accademico, in sostanza, ci pone dinanzi ad un dato per scontato: le società contemporanee sono auto-centriche (Urry, 2004) e presentano gradi variabili di sensibilità verso la pratica ciclistica (Belloni, 2019).

I paesi possono, infatti, differenziarsi in relazione alle culture ciclistiche nazionali. L’Italia ha una cultura ciclistica sportiva, ma non una cultura ciclistica diffusa (se non in alcune regioni), come in altri paesi, Olanda, Belgio. Le culture ciclistiche, tuttavia, non sono immutabili, possono rigenerarsi, evolvere nel tempo, emergere laddove non sono presenti. Analizzare la dimensione culturale, come è emerso nel corso della special issue curata da due ricercatori dalla rete di ricerca su bici e società (Landri & Tirino, 2022), è una pista di ricerca promettente per comprendere cosa favorisca la ciclomobilità.

I media favoriscono la ciclomobilità

Tra i fattori che la favoriscono, i media occupano un ruolo di rilievo. La narrazione epica del ciclismo emerge nel nostro paese proprio in rapporto ai processi di costruzione dello stato nazionale. Quella narrazione oggi cede al passo al racconto dinamico dei ciclisti sui social media. Le piattaforme social, da un lato, catturano il ciclismo nelle logiche estrattiviste del capitalismo digitale; dall’altro, creano nuove pratiche sportive come il ciclismo virtuale (che costituisce ormai uno dei diversi e-Sport), ma favoriscono anche l’emergere di nuove soggettività (le donne, le comunità LGBT+), allargando la pratica ciclistica. Diversamente dai media tradizionali che puntavano alla creazione delle gesta epiche dei campioni, i social media, favorendo la circolazione delle conoscenze tra i praticanti, permettono un incremento di connessioni, di socialità, di comunicazione e abbassano le barriere di accesso alla pratica. Democratizzando la conoscenza, insomma, agiscono da incentivi positivi per la diffusione del ciclismo.

I media sono necessari, ma non sono sufficienti. Costruire società a misura di bici è in realtà anche una sfida scientifica che richiede un flusso costante di ricerche empiriche e riflessioni teoriche. Si tratta, infatti, di generare conoscenze per favorire condizioni minime per la ciclabilità in ambienti che sono prevalentemente pensati in modo autocentrico. Non è solo un fatto tecnico, richiede, piuttosto, come va emergendo dai lavori della rete, lo sviluppo di una sociologia della bici, intesa come la ricerca di una concatenazione virtuosa tra saperi, tecniche e società.

A cura di Paolo Landri (in occasione della Giornata Mondiale della Bicicletta del 3 giugno 2023)

Riferimenti bibliografici

Belloni, E. (2019). Quando si andava in velocipede. Storia della mobilità ciclistica in Italia (1870-1955). Franco Angeli.

Cox, P. (2020). Cycling : A Sociology of Vélomobility. Routledge.

Cox, P., & Bunte, H. (2018). Social practices and the importance of context. Framing the Third Cycling Century, 122–131. https://www.umweltbundesamt.de/sites/default/files/medien/1410/publikationen/181128_uba_fb_third_cycling_century_bf_small.pdf

Equality, I., & Cox, P. (2020). The politics of cycling infrastructure. The Politics of Cycling Infrastructure, 5940. https://doi.org/10.2307/j.ctvvsqc63

Illich, I. (1973). Tools for conviviality. Harper and Row.

Landri, P., & Tirino, M. (2022). Media, Society and Cycling Cultures: Editorial. Eracle. Journal of Sport and Social Sciences, 5(1), 1–4. https://doi.org/10.6093/2611-6693/9612

Pivato, S. (2021). La felicità in bicicletta. Il Mulino.

Urry, J. (2004). The ‘System’ of Automobility. Theory, Culture & Society, 21(5), 25–39. https://doi.org/10.1177/0263276404046059

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