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Solidarietà alle comunità Rom e Sinti

Il 17 febbraio scorso nel Comune di Acquappesa in provincia di Cosenza  è stato commesso un grave atto di razzismo nei confronti della comunità romanes italiana. La targa posta a commemorare il Samudaripen (il genocidio nazifascista dei Rom, Sinti e Manouches) è stata oltraggiata: rotta a metà e gettata in terra per strada.

Attraverso il lavoro di ricerca svolto all’interno di diversi progetti, per ultimi Regard (REmembering Genocide Against Roma Discrimination) e ACE (Active Citizenship in Europe Roma participation against discrimination. Building trust between Roma communities and civil society), CNR-IRPPS contribuisce al rispetto dei diritti delle minoranze presenti in Italia e per combattere l’antiziganismo.

Nel denunciare la gravità dell’accaduto che colpisce una comunità presente in Italia da oltre sei secoli, l’Istituto ribadisce il suo impegno, unitamente ad altre organizzazioni sociali quali l’Unione delle Comunità Romanes Italiane e personalità della cultura, a contrasto dell’antiziganismo e per favorire l’inclusione dei Rom e Sinti.

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ACE project

Dall’estate 2023 l’IRPPS-CNR opera nell’area frentana con il progetto Active Citizenship in Europe.

Ci siamo calati in un contesto che agli occhi di un osservatore passa per una best-practice, con tutte le sue peculiarità. In quanto tale è parso il territorio più suscettibile di recepire il nostro obiettivo: immaginare e realizzare azioni di sostegno alle capacità inclusive dei sistemi locali con riguardo ai Rom.

Attivismo e partecipazione politica sintetizzano in concreto il concetto di inclusione che intendiamo più specificamente e qualificano la nostra azione di contrasto all’antiziganismo. Il territorio abruzzese tra Lanciano e Pescara infatti è stato scelto per l’alto grado di integrazione di circa 9 delle 10 famiglie di origine rom presenti sul territorio. I membri di queste famiglie non solo sono ben inseriti nel tessuto sociale cittadino di residenza, ma hanno tutti dei redditi stabili e da tempo, con delle personalità che ricoprono ruoli di alta specializzazione e responsabilità all’interno delle aziende, come Roberto Spinelli, a capo del personale della fabbrica D’Orsogna e Moreno di Rocco, chimico responsabile del controllo qualità per il pastificio DeCecco. Da questo punto di vista, si è sì riscontrata l’esistenza di una good practice, nel senso che la comunità rom sul territorio non soffre deficit di bisogni primari e generalmente ha un reddito da lavoro, ma spesso questa condizione si paga al prezzo di nascondere la propria identità rom, quando non si è traditi dal cognome.

In pratica il benessere e il potenziale sviluppo di questa buona pratica era assicurata dall’identità nascosta.

Sono stati tenuti vari incontri tra il 2023 e il 2024; per comprendere i bisogni materiali e immateriali della comunità rom locale, per comprendere le ragioni degli agenti politici (opinion leaders e stakeholders) quali problematiche riscontrassero con la comunità per arrivare col tempo alla costruzione di un piano di azione comune, con azioni pratiche volte a migliorare le condizioni socio-culturali della comunità rom frentana. In questi incontri abbiamo cercato di tradurre i nostri obiettivi in atti e misure concrete capaci di imprimere una svolta a questo status quo relazionale a difesa di una identità alla quale UE, che finanzia il progetto, riconosce piena cittadinanza.

Lo stesso abbiamo fatto con i cosiddetti stakeholder locali, cercando di mediare tra le aspettative reciproche con Focus Groups mirati sull’attivismo rom, fornendo esempi da tutta Europa.
Il passo successivo è stato stabilire la base per un piano d’azione condiviso tra la comunità rom frentana e le istituzioni locali, attraverso incontri di Mutual Learning e Mentoring, dove i rom dell’area frentana si sono confrontati anche con i sei candidati e candidate rom e sinti alle scorse elezioni europee e amministrative di giugno 2024.

Il percorso intrapreso, anche se il piano politico va ancora implementato nei vari comuni, è comunque un successo.

Non avere imposto la presenza a nessun membro della comunità e aver accompagnato gli incontri con esempi di attivismo rom tanto sul piano europeo quanto italiano ha fatto sì che i partecipanti alle riunioni di ACE sono quasi raddoppiati dalla prima all’ultima. Come ha ricordato Santino Spinelli, l’identità nascosta, che si traduce in una passività nella vita socio politica nel contesto locale, è una forma di resistenza e non una debolezza. Per arginarla è indispensabile l’appoggio materiale e immateriale delle istituzioni, che devono in questo senso proteggere e tutelare quei rom e romni che già hanno un reddito e sono ben inseriti nella comunità maggioritaria e sarebbero pronti a rivendicare la propria etnia.

Ma senza l’apporto dei decisori politici è più probabile che la situazione attuale ristagni e che non giunga a conclusione il percorso inclusivo delineato da progetto, anche perché l’istituzione, con i suoi canali di comunicazione ufficiali, è l’unica in grado di combattere le fake news o le notizie mirate a scopo strumentale ed emergenziale che i media italiani generalmente fanno ancora del popolo rom.

Come ultimo passo, nel meeting conclusivo del 4 ottobre 2024 abbiamo chiesto a rom e stakeholder di classificare nell’ordine che ritengono più giusto “le proposte pratiche che ciascuno di voi ritiene più immediatamente realizzabili per stimolare i nostri obiettivi e aiutare comunità e istituzioni locali a favorire e rinnovare i percorsi inclusivi e antidiscriminatori”.
I voti vanno da 1 a 7, dove 1 significa immediatamente realizzabile e 7 irrealizzabile.
Le proposte sono: 1. Assessorati all’intercultura 2. Consulte antidiscriminazione nella provincia di Chieti 3. Assunzione di un rom/romnì in Comune o in uffici pubblici, o a capo di sportelli antidiscriminazione o simili 4. Esporre dal Comune la bandiera Rom nei giorni significativi del calendario romanì (2agosto, 5 ottobre, 5 novembre, 8 aprile, 16 maggio) 5. Ricordare il contributo Rom alla costruzione dello Stato italiano nei discorsi in occasione delle festività nazionali (27 gennaio, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno) 6. Campagna di comunicazione e promozione della storia e cultura rom sui canali e istituzionali con video e piccole pagine informative 7. Onorificenze formali sull’onda delle cittadinanze simboliche a persone rom che si sono distinte nella società civile e nel lavoro 8. “Aprite le porte: noi ci siamo”: un progetto per l’integrazione a medio/lungo termine che includa giornate a tema rom e momenti di discussione tra la comunità rom frentana, la società civile e le istituzioni che rappresentano entrambi (feste e iniziative musicali/gastronomiche).

Le proposte a ricevere più voti 1, ossia immediatamente realizzabili, sono state:
1. Ricordare il contributo Rom alla costruzione dello Stato italiano nei discorsi in occasione delle festività nazionali (10 voti) 2. Esporre dal Comune la bandiera Rom nei giorni significativi del calendario romanì (9 voti) 3. Onorificenze formali sull’onda delle cittadinanze simboliche a persone rom che si sono distinte nella società civile e nel lavoro, “Aprite le porte”: un progetto a lungo termine congiornate sull’inclusione, Assessorato all’intercultura (8 voti).


Per saperne di più sulle metodologie sociologiche utilizzate negli incontri, per vedere le foto eleggere i report delle varie attività, si invita a visitare il sito https://ace-project.eu/

A cura di Enrico Mascilli Migliorini

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Call for papers: Rete di Ricerca Bici & Società

Facendo seguito al primo seminario di Padova, che ha avuto luogo dal 30 novembre al 1° dicembre del 2023, la rete di ricerca Bici & Società continua i propri lavori nella città di Salerno, invitando a focalizzare l’attenzione sulle molteplicità delle pratiche della bici.

Ci si propone di ampliare lo sguardo teorico, metodologico e disciplinare allo scopo di sviluppare una base conoscitiva che aiuti a comprendere le condizioni che favoriscono la mobilità ciclistica e le caratteristiche della sua variabilità. Cosa possa favorire o impedire, in altri termini, la molteplicità dei suoi usi come mezzo di trasporto in ambiente urbano ed extraurbano e di svago (sport e turismo).

Coloro che sono interessati alla call possono articolare la loro proposta di contributo (un abstract di max 250 parole) a partire da tali questioni: quali sono le caratteristiche delle mobilità ciclistiche urbane, turistiche e sportive, in che modo si vanno configurando, quali sono gli attori e le politiche a supporto? Con quali risultati? Quali sono gli intrecci tra bici, sport e turismo? Quali ibridazioni? In che modo si sviluppa l’innovazione tecnologica della bici? Come si configurano i materiali della bici? Come si articola l’industria e il marketing della bici? Come vengono veicolate le mobilità ciclistiche dai media?

La proposta di contributo va inviata entro il 30 giugno 2024 alla mail: p.landri@irpps.cnr.it

Ulteriori informazioni sono disponibili nella call.

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DinamicaMente

5 dicembre 2023 – h. 09.30

Aula Convegni, CNR Piazzale Aldo Moro 7 – Roma

Scarica il programma.

Come utilizzare le tecnologie digitali in chiave autenticamente pedagogica? In che modo la tecnologia può supportare il percorso formativo di studenti e studentesse con fragilità?

Guarda le interviste

Antonella Ciocia, DinamicaMente – Tecnologie, welfare e
cittadinanza sociale

Filippo Gregoretti – Amrita: Emozioni e Sensibilità Artificiali, un nuovomodo di creare

Matteo Martignoni – Strategie di progettazione culturale e metodi partecipativi

Tiziana Tesauro – TRAME 

Anna Milione – Quale apprendimento permanente?

Come utilizzare le tecnologie digitali in chiave autenticamente pedagogica? In che modo la tecnologia può supportare il percorso formativo di studenti e studentesse con fragilità?

Per parlarne, durante il Convegno accanto a esperti ed esperti  di vari campi (dalla pedagogia all’informatica) ci sarà il coinvolgimento diretto della comunità studentesca.

Le relazioni della mattina offrono una riflessione costruttiva riguardo alla natura del welfare, cioè, come utilizzare le ICT e IA per superare disuguaglianze sociali, offrire strumenti di welfare digitale per superare le fragilità e favorire la compartecipazione all’empowerment della collettività, come sostanziare l’apprendimento, come affrontare la sida relazionale che l’utilizzo dell’IA e le ICT si prevede e infine come le istituzioni scolastiche utilizzano tali strumenti.

Nel pomeriggio sono previsti delle performance audio-visive tra umano e artificiale, tra artificiale e fragilità, tra artificiale e arte che facilitano il processo di apprendimento emozionale e creativo. Si tratta di sperimentare vie di formazione e di educazione adatte a tutti pur nella loro unicità, imprevedibilità e irreperibilità.

È previsto un laboratorio che ha come tema l’ambiente per stimolare l’immaginazione riguardo alle possibilità nella rigenerazione urbana e workshop partecipativo su Miro, mirato a promuovere il design thinking e il critical thinking per affrontare le sfide ambientali e sociali. Entrambe le iniziative puntano a dimostrare l’efficacia delle strategie culturali basate sulla tecnologia nella rigenerazione urbana e nella lotta al cambiamento climatico, coinvolgendo la comunità locale e favorendo lo sviluppo sostenibile del territorio.

La giornata ha valore di aggiornamento per le/gli insegnanti i sensi della direttiva 170/2016 (art.1/5) del MIUR.

A cura di Monia Torre

Pagina aggiornata il 21 dicembre 2023

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TRAME per la formazione del personale educativo

Ricominciano i laboratori di Trame, un metodo che utilizza il teatro per la formazione professionale, ideato dalla ricercatrice IRPPS Tiziana Tesauro con il regista Francesco Campanile.

Gli incontri che prendono il via il 10 novembre 2023 presso l’aula consiliare del Comune di Fisciano rientrano nel progetto “Cose Mai Fatte” finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del NexGenerationEU: un’alleanza strategica tra istituzioni e terzo settore per contrastare la povertà educativa. I 15 appuntamenti che proseguiranno fino a fine marzo sono rivolti, infatti, a insegnanti e operatori sociali.

Come esaminato in Theatre and professional training: The Trame method, pubblicato da Tesauro per il British Journal of Social Work, il metodo di Trame si basa su una riflessione che intreccia le teorie sull’apprendimento come attività situata e collettiva (secondo cui la conoscenza è il frutto delle relazioni del soggetto con il contesto e con i sui membri) con approcci pedagogici che tematizzano il teatro come dispositivo educativo: i soggetti che agiscono come se si trovassero realmente in una determinata situazione sviluppano competenze che possono poi trasferire nella pratica.

In questo modo, Trame si configura come un metodo che mira ad allenare la conoscenza del corpo per sviluppare autoconsapevolezza e riflessività sul proprio agire in quelle professioni che hanno al centro la relazione e la cura e che nel tempo è stato rivolto a medici, infermieri e assistenti sociali in prima battuta e adesso a insegnanti e operatori sociali.

Scopri di più sul progetto Trame sul sito IRPPS.

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Design (2)

Società a misura di bici

La bici sta conoscendo una nuova stagione. I dati di vendita, l’espansione del cicloturismo, la diffusione dell’uso cittadino della bici e di veicoli alternativi e in qualche modo riconducibili a forme nuove di mobilità in ambienti poco bike-friendly, la nuova sensibilità culturale verso la transizione ecologica sono tra gli indicatori della sua riscoperta. Nella memoria di molti la bici è associata ad esperienze piacevoli di esplorazione e di libertà. La bici viene considerata una tecnologia conviviale (Illich, 1973; Pivato, 2021), capace di creare modalità di relazione bilanciate con l’ambiente. Molte sono le città e le regioni che hanno investito nella bici e che hanno favorito la moderazione della velocità negli spazi urbani. Nella giornata mondiale della bicicletta, tuttavia, è importante ricordare che la pratica ciclistica non è così diffusa come ci si potrebbe aspettare.

Il ritardo nella ciclomobilità

Per capire le ragioni del ‘ritardo’ nella diffusione della ciclomobilità, che risultano particolarmente significative nel nostro paese, a parte lodevoli eccezioni e a fronte di un notevole incremento del parco bici in circolazione, dal periodo del lockdown in poi, si è sviluppata, attraverso la collaborazione tra ricercatori dell’IRPPS CNR, l’Università di Napoli ‘Federico II’, l’Università di Torino, l’Università di Padova, l’Università di Siena, l’Università di Salerno, Centro di Ricerche FIAB una rete di ricerca nazionale. La rete emergente ha dato luogo ad una serie fortunata di seminari online che è possibile ancora oggi rivedere; ha prodotto, inoltre, una ‘special issue’ sulla rivista Eracle  (Landri & Tirino, 2022) e sta lavorando, infine, ad un libro su bici e società.  La rete, come si è avuto modo di comprendere, è un unicum e tende a ricalcare ‘in piccolo’ la rete internazionale Cycling & Society che da diversi anni costituisce il punto di riferimento della produzione scientifica in questo settore (Cox, 2020; Cox & Bunte, 2018; Equality & Cox, 2020).

Il tema della ciclomobilità è in espansione per numero di pubblicazioni. Si può, quindi, già osservare che il ‘ritardo’ nella diffusione della bici corre in parallelo al ‘ritardo’ dello sviluppo di comunità accademiche che guardino alla bicicletta. La letteratura scientifica sull’auto, al confronto, è ampiamente diffusa.  La riscoperta della bici, anche sul piano accademico, in sostanza, ci pone dinanzi ad un dato per scontato: le società contemporanee sono auto-centriche (Urry, 2004) e presentano gradi variabili di sensibilità verso la pratica ciclistica (Belloni, 2019).

I paesi possono, infatti, differenziarsi in relazione alle culture ciclistiche nazionali. L’Italia ha una cultura ciclistica sportiva, ma non una cultura ciclistica diffusa (se non in alcune regioni), come in altri paesi, Olanda, Belgio. Le culture ciclistiche, tuttavia, non sono immutabili, possono rigenerarsi, evolvere nel tempo, emergere laddove non sono presenti. Analizzare la dimensione culturale, come è emerso nel corso della special issue curata da due ricercatori dalla rete di ricerca su bici e società (Landri & Tirino, 2022), è una pista di ricerca promettente per comprendere cosa favorisca la ciclomobilità.

I media favoriscono la ciclomobilità

Tra i fattori che la favoriscono, i media occupano un ruolo di rilievo. La narrazione epica del ciclismo emerge nel nostro paese proprio in rapporto ai processi di costruzione dello stato nazionale. Quella narrazione oggi cede al passo al racconto dinamico dei ciclisti sui social media. Le piattaforme social, da un lato, catturano il ciclismo nelle logiche estrattiviste del capitalismo digitale; dall’altro, creano nuove pratiche sportive come il ciclismo virtuale (che costituisce ormai uno dei diversi e-Sport), ma favoriscono anche l’emergere di nuove soggettività (le donne, le comunità LGBT+), allargando la pratica ciclistica. Diversamente dai media tradizionali che puntavano alla creazione delle gesta epiche dei campioni, i social media, favorendo la circolazione delle conoscenze tra i praticanti, permettono un incremento di connessioni, di socialità, di comunicazione e abbassano le barriere di accesso alla pratica. Democratizzando la conoscenza, insomma, agiscono da incentivi positivi per la diffusione del ciclismo.

I media sono necessari, ma non sono sufficienti. Costruire società a misura di bici è in realtà anche una sfida scientifica che richiede un flusso costante di ricerche empiriche e riflessioni teoriche. Si tratta, infatti, di generare conoscenze per favorire condizioni minime per la ciclabilità in ambienti che sono prevalentemente pensati in modo autocentrico. Non è solo un fatto tecnico, richiede, piuttosto, come va emergendo dai lavori della rete, lo sviluppo di una sociologia della bici, intesa come la ricerca di una concatenazione virtuosa tra saperi, tecniche e società.

A cura di Paolo Landri (in occasione della Giornata Mondiale della Bicicletta del 3 giugno 2023)

Riferimenti bibliografici

Belloni, E. (2019). Quando si andava in velocipede. Storia della mobilità ciclistica in Italia (1870-1955). Franco Angeli.

Cox, P. (2020). Cycling : A Sociology of Vélomobility. Routledge.

Cox, P., & Bunte, H. (2018). Social practices and the importance of context. Framing the Third Cycling Century, 122–131. https://www.umweltbundesamt.de/sites/default/files/medien/1410/publikationen/181128_uba_fb_third_cycling_century_bf_small.pdf

Equality, I., & Cox, P. (2020). The politics of cycling infrastructure. The Politics of Cycling Infrastructure, 5940. https://doi.org/10.2307/j.ctvvsqc63

Illich, I. (1973). Tools for conviviality. Harper and Row.

Landri, P., & Tirino, M. (2022). Media, Society and Cycling Cultures: Editorial. Eracle. Journal of Sport and Social Sciences, 5(1), 1–4. https://doi.org/10.6093/2611-6693/9612

Pivato, S. (2021). La felicità in bicicletta. Il Mulino.

Urry, J. (2004). The ‘System’ of Automobility. Theory, Culture & Society, 21(5), 25–39. https://doi.org/10.1177/0263276404046059

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